Archivi del mese: febbraio 2011

Montparnasse: relazione a distanza

Quello che mi piace dei cimiteri sono le storie raccontate. A Montparnasse ci sono gli artisti della mia epoca, Simone de Beauvoir, prima di tutti, ma anche Ionesco, Beckett, Man Ray che non abbiamo mai trovato. E poi ci sono tutti gli altri.

Une seule personne manque et toute semble depeuplé. Una sola persona manca e tutto sembra deserto.

Isis ha 28 anni, come te l’anno scorso, quando ti ho conosciuto. Jo ne ha sette di più. La famiglia di lei lo chiama “son compagnon” perché non sono sposati, perché per loro Isis non sarà mai grande. Anche se ogni estate vanno a trovare la famiglia di lui, in Brasile. Quanti aerei in una storia a distanza. Transtlantica, per giunta. Volo AF447 Rio-Parigi 31 maggio 2009: cosa si dicono due amanti in volo? Dormono uno sull’altra, guardano i film tenendosi per mano…

Certo come altro morire se non tornando a casa, insieme?

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An education

Soon in English, I promise! (and apparently I have to, if I want to graduate!)

L’ho scritto poco tempo fa sotto un articolo e video del Fatto Quotidiano postato da un’amica che ne sa sempre una in più di me: Abbiamo sbagliato. Siamo stati la generazione neanche precaria, come quelli di pochi anni più vecchi, ma la generazione dello stage. E abbiamo sbagliato.

In altri Paesi funziona così: in Francia lo stage deve far parte del percorso universitario, in Inghilterra pure, e si può lavorare solo tre settimane in stage non retribuiti, e solo questo possono chiedere le università. Altrimenti ci sono le traineeship o internship, in cui si viene pagati.
In Italia almeno per ora, almeno in pratica, non c’è limite.

Se due/tre settimane per mettere in pratica un lavoro nuovo, con un mentore, valgono più di uno stipendio, e a qualunche età, tre-sei mesi sono un insulto, anche a diciott’anni.

E come si fa esperienza? Mi chiedi.

E come si faceva prima? Ti rispondo arrabbiata con una domanda. Si lavorava, con il minimo dello stipendio e poi si andava avanti.

Ultimamente mi è stato detto che nelle belle riviste italiane, e ce ne sono di belle, con articoli e foto che fanno invidia anche alla stampa anglosassone, fanno stage non pagati di sei mesi e che è un’assurdità chiedere passarci dei periodi più brevi. O di essere pagati.

Forse è perché all’inizio abbiamo avuto tutto che non sappiamo come chiedere quello che ci spetta? Quindi io vengo qualche settimana, metto in pratica, tu mi correggi, e magari se ci troviamo bene resto. Però a quel punto mi paghi.

Quindi evitate di dirmi che sia tratta di una collaborazione non retribuita, che c’è una scrittrice altrettanto brava e più disperata dopo di me. La mia risposta è no, punto.  E se ti risponde di sì, beh, non è altrettanto brava, perché non sa il suo lavoro quanto valga.

Cosa ne pensate? Qual’è stata la vostra esperienza?

Ah, un’aggiunta, un modo di dire inglese che mi fa ridere e si presta alla situazione:  “if you pay peanuts, you get monkeys”

Valentine’s raspberry and chocolate cheesecake

Premetto, questa è un’idea di Orso.

Cheesecake pronta per essere mangiata
Base:
200 gr di biscotti secchi, tipo biscotti da tè, quelli che in Francia si chiamano PetitLu e non lo dico per essere snob, ma perché sono gli unici che conosca-
150 gr burro
50gr ciocccolato fondente

Crema:
250gr mascarpone
250 gr ricotta
125 gr lamponi surgelati
100gr zucchero
3 uova
vaniglia, un pizzico

Sbriciolare i biscotti. Questo è divertente. Orso, dopo aver avuto la brillante idea di svendere il mio blog per un paio di contatti in più, mi ha proposto la soluzione seguente per sbriciolare biscotti senza sporcare. Un piccolo sacchetto (nuovo!) della spazzatura. Si mettono i biscotti, si schiaccia… ecco fatto!

Tritare il cioccolato in pezzi non troppo piccoli, se no rischiano di sciogliersi col burro. Fondere il burro e mescolarlo alle briciole di biscotto e cioccolato.

Ricoprire la tortiera (22 cm) di burro e versare il composto biscottoso. Far aderire ai bordi ed al fondo schiacciando con un cucchiaio.

Cake biscuit with chocolateMettere in frigo per almeno un’ora.

Mescolare le uova con lo zucchero, aggiungere il mascarpone e la ricotta, aggiungere la vaniglia (sottoforma di zucchero vanigliato o baccello). Usare una frusta per amalgamare.

Aggiungere i lamponi, anche surgelati, al composto e mescolare solo un poco.

Crema di mascarpone, ricotta e lamponi

Togliere la tortiera dal frigo e riscaldare il forno a 180°. Versare la crema ai lamponi sulla base biscottosa e infornare per mezz’ora.  Lasciare riposare.

Se San Valentino è una scusa per mangiare una torta intera, fatta in casa, allora va bene.

Aneddoto di San Valentino: ho scritto un articolo a tema sulle iniziative di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili intitolato: “Regali di San Valentino non voluti” che cominciava con la frase: “e se il tuo Valentino si desse più di un cioccolatino?” per continuare parlando di iniziative di screening della clamidia.  Sia la frase che l’introduzione sono stati miseramente cassati, forse a ragione.

Cheesecake ai lamponi appena sfornata

First of all: this is Bear’s idea.
Biscuit
200gr tea butter biscuits, such as the French PetitLu, not because I want to be pretentious but they are the only ones I know.
100gr butter
50gr dark chocolate

Cream
250gr mascarpone
250gr ricotta
125gr raspberries (frozen if you have no choice, I hadn’t)
100gr sugar
3 eggs
vanilla, a pinch

Crash the biscuits with your hands: this is funny. Bear, after deciding that I should sell my blog to consumerism for a few more hits, proposed that I put the biscuits in a plastic bag, the one for the garbage, and then squeeze it. It worked.

Chop the chocolate in not too small bits, or it will all melt with the butter. Malt the butter, mix it with the biscuits and chocolate in a bowl.

Cover the cake pan with butter and put the biscuits mixture in it, so to cover the floor and the borders. Press with a spoon to make the biscuit base homogeneous and store in the fridge for at least an hour.

Prepare the cream mixing eggs and sugar. Then add mascarpone, ricotta and vanilla. Mix until the cream is smooth. Add the raspberries to the cream and take the biscuit out of the fridge. Pour the cream on to the biscuit and cook at 180° for 30 minutes. Let it cool down.

Valentine’s trivia: I worte an article about sexual trasmitted infections’ prevention with the title”Unwanted Valentine’s gifts” with the intro: “what if your Valentine is giving you more than chocolate?” and them went on talking about Chlamydia screening. Both the title and the intro were axed, probably very reasonably.

Postcards from China: Carpe diem, e poi vediamo

Ritornata in Francia, parlo con un ricercatore cinese dell’ufficio accanto al mio. Fang Ming studia le abitudini alimentari dei cinesi emigrati in francia (ci sono proprio tesi di dottorato su tutto, eh?) .

Beijing, Qianmen Dajie

Gli racconto dello shock che ho provato sulla QianMen Dajie. La grande strada che odorava come le anatre appese ai fili elettrici, il groviglio di fili elettrici che sembra un’opera di arte contemporanea, gli animali, i vecchi che giocano a scacchi per strada. La strada che conoscevo non c’è più, questo lo posso anche accettare ma: dove sono i suoi abitanti?

Fang Ming ride e replica che è normale, che in Cina ormai si pensa solo al presente. Non c’è altra via che quella più veloce. A pensarci bene non è stato sempre cosi’, anzi, è stato proprio il contrario. Semplifico un po’, ma la Cina è stato il Paese degli imperi e delle dinastie che si credevano eterne, dove il singolo uomo passa, non conta, ma la storia, l’impero. La Cina, resta e resterà. Ora gli edifici sono costruiti in pochissimo tempo e danno l’impressione che in altrettanto pochissimo tempo invecchieranno. Un po’ più di dieci anni fa sono stata in un hotel della zona delle ambasciate, Sanlitun, sembrava bellissimo e enorme all’epoca, ora rispetto ad altre zone della città sembra vecchissimo, sei anni sono una vita, venti, un’eternità.
Beijing, Qianmen Dajie Dov’è finita quell’idea del mondo e della storia che consentiva di pensare a cento mille anni più in là? L’esercito di terracotta è stato costruito da un imperatore che credeva che il suo impero sarebbe durato diecimila anni. Ne è durato solo dieci e la Muraglia, sempre opera sua, in realtà non è mai servita. Sono delusioni come queste che fanno pensare solo all’oggi?

Tutto quello che oggi è nuovo e scintillante, domani odorerà già un po’ di vecchio. Mi piacerebbe intervistare un urbanista cinese, o anche un urbanista tout court, se ce ne fosse uno fra i miei lettori.

Beijing, Qianmen Dajie

Costruire solo per il presente non sarà un errore? Andare avanti un giorno alla volta è sostenibile? Se sono d’accordo sul fatto che bisogna prendere le occasioni senza mai farsele sfuggire, vivere alla giornata mi sembra una decisione poco saggia. E cosi’ mi chiedo, se esiste solo il presente, il passato non conta e il futuro è troppo lontano,  intrappolati in un enorme carpe diem, spinti a tutta velocità, si saprà ancora dove si sta andando?