Archivi del mese: maggio 2010

George Eliot

Inspirational quote of the month:
“It’s never too late to be who you might have been”

To D.

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Il gusto dei libri

Di ritorno a Parigi dopo un giro di ricognizione a Milano e Lipsia, prendo un giorno di ozio: non ho niente da fare. O meglio, ho deciso che non ho nient’altro da fare che mettere un giorno di niente fra due settimane piene di eventi e di viaggi. Per rimettere in ordine gli appunti, raccogliere le idee e procedere più veloce. Mangio quello che capita e vado nei luoghi che mi confortano. Ognuno ha il suo, no?

A me piace passeggiare in un museo con passo svelto, magari gratis, ma soprattutto essere circondata dai libri. Non che li legga tutti, eh. Ma li guardo tutti quanti e ne sfioro tanti, come i fiori al parco. E leggo, perché quando compri un vestito lo provi prima, allora perché non fare lo stesso in libreria?
Alla fine passo più tempo con quelli che non comprerò. Oggi ho letto un fumetto erotico femminista, qualche libro di lingua e di psicologia e poi sono andata alla ricerca di torte. Di solito perdo l’orientamento ed il conto e arrivo alla cassa con troppi libri, così devo scegliere.
Sono tornata a casa con un libro di torte semplici, una guida di Pechino in inglese  e un regalo. Le torte sono quelle di Kluger , che mi ha convinto perché dalla prima pagina si dichiara come me sostenitrice del forno (e NON del microonde!) per riscaldare le torte. Ma soprattutto perché l’autrice è un’avvocatessa che portava dolci alle cene, e adesso dirige il suo ristorante nel nord del Marais. E anche perché le foto non sono eccessivamente belle.

Errore immobiliare: nei negozio di chincaglierie non c’è un vaso abbastanza piccolo per piantare i fiori nel mio appartamento. Is the universe trying to tell me something?
Errore culinario: ho comprato la cena alla gastronomia greca “Le Pyrée” su Boulevard Saint Germain: troppo olio e pochi dolci. La mia prima critica negativa ermetica, come Ungaretti dal grande appetito.

Ci sono i giorno buoni, in cui tutto si trasforma in ispirazione. Anche il documentario sulle coste tedesche del Baltico che guardo dopo cena (L’Allemagne des bords de mer su Arte+7 ) Perché sono snob anche da pigra.
Il gestore del porto della più piccola città tedesca, Arnis, si chiama Hans ed è un uomo molto bello, e non del tipo che di solito incontro in metrò.
Hans ha studiato economia ad Amburgo, lavorato un poco all’ONU (ma c’è un 20 or 30 something che non abbia lavorato all’ONU ai nostri giorni?!) ed era lo stesso infelice. Dice: “ Prima pensavo che dovevo cambiare il mondo e compiere qualcosa di straordinario, c’era di certo una parte di ego in tutto questo. Adesso invece mi sento bene”.
Quindi eleggo Hans eroe del giorno. Mi rendo conto che facciamo tutti degli errori, e che tutto diventa materiale da racconto o ingrediente da torta.

Qualcuno di voi ha una storia simile a quella di Hans, dell’avvocatessa pasticcera, o dell’agopunturista fotografa da darmi? Offro in cambio una torta e le parole per raccontarla. Penso ad una massaggiatrice laureata professionista del commercio al dettaglio o al fotografo formatore, che mi fanno pensare che sì, si può avere tutto e magari io sarò davvero un’autrice gourmet.

Ho 27 anni e mezzo: il tempo stringe e allo stesso tempo mi dà l’impressione di non essere mai stato tanto.

Decisioni su fondo di pastafrolla, ricotta e cioccolato

Ultimamente ho fatto degli errori nuovi, e sebbene proprio questo fosse lo scopo di un anno intero, non ne sono tanto contenta. Ho sbagliato strada. Letteralmente, a piedi o in bici, niente immagini o poesia. Parecchie volte non ho girato l’angolo per tornare a casa mia. Oppure sono andata un po’ più in là e mi sono trovata in un senso unico. Peggio, ho girato in tondo.

Altri errori da segnalare ultimamente: ho aspettato l’ultimo giorno disponibile per inviare la mia candidatura al concorso per il servizio pubblico dell’Unione Europea, che viene se va bene una volta l’anno. Ma l’ho mandata e oggi ho fatto l’esame (con altri 50000 candidati, forse qualcuno di più).
Ho perso per distrazione il mio anello preferito, ma poi l’ho ritrovato attraversando tutta Bruxelles. Insomma, due settimane di errori riparabili.

E cosa si fa degli altri? Come si fa a vivere con una scelta stupida –oggi il vocabolario non è con me- soprattutto se importante? O forse l’opportunità mancata sembra tale solo perché non l’abbiamo colta?
Una cosa della quale non riesco a liberarmi sono gli errori passati: le presunte cattive decisioni. Così mi interrogo su cosa significhi sbagliare strada, o meglio, se sbagliare strada, a 24 o 27 anni, significhi qualcosa.

Gli sconosciuti mi rivolgono spesso spontaneamente la parola ed io segretamente li intervisto. Chiedo cosa ne pensino gli incontri da bar di un tardo pomeriggio delle loro strade sbagliate.
La giovane finlandese adorabile e ubriaca alle cinque, dice no, non ci sono strade sbagliate. Fa la fotografa, ma a settembre studierà agopuntura. Il vecchio professore sempre galante dice di no, e a settant’anni si ritrova a voler correggere la sua tesi di laurea di quarant’anni fa. Non ci sono strade sbagliate, solo diverse.
Vai avanti e basta.

Quando sbagli strada letteralmente, non figurativamente, te ne accorgi presto o tardi, fai inversione o al massimo prendi un’altra strada che ti porti lì dove volevi andare. Talvolta resti bloccato nel traffico però. O sei talmente in ritardo che non vale più la pena di arrivare.
Riconoscendo che sì, ho preso delle strade sbagliate, io mi sono detta che prenderò un’altra strada. Forse alla fine andrò pure da un’altra parte.
Ben presto radio e giornali riceveranno le mie proposte di collaborazione. Siccome scriverò anche a te, per favore, guarda la posta. Vedremo insieme dove mi portano. Di certo io mi porterò qualcosa da mangiare.

Torta di mascarpone, ricotta e pezzi di cioccolato
(non mi faccio mai mancare niente)

Questa torta è una citazione dal sito GialloZafferano di Sonia Peronaci, che vi consiglio caldamente! Ho variato solo poco la sua ricetta, quindi mi fa piacere citarla. Ecco però la mia versione.

Ingredienti:

350g di pasta frolla (nei prossimi post già in cantiere –o in forno?- vi spiego come farla, ma sappiate che c’è bisogno di braccia forti, quindi cominciate a irrobustirle con questa torta)

250g ricotta
250g mascarpone (che nei supermercati parigini è considerato prodotto di lusso!)
2 tuorli
200g zucchero
cannella
vanillina
10g (circa) fecola di patate
100g abbondanti di cioccolato fondente a pezzettini. Dichiarazione politica: sono contraria alle gocce di cioccolato. Costano di più e non ci si possono sporcare le mani tritando il cioccolato.

Come si fa:
Mescolare amalgamando con una forchetta, o una frusta per i più sofisticati, la ricotta, i due tuorli, lo zucchero, la cannella, la vanillina e la fecola. Aggiungere il mascarpone ed i pezzettini di cioccolato tritati a mano, meglio se con un coltello apposito cioè molto alto, così non lo squagliate tutto col calore delle mani.
Stendere la pasta frolla in una tortiera, io preferisco quelle da 22 cm, facendo in modo di coprire fondo e bordi (la crema sarà bella spessa) ma anche di avanzare un po’ di pasta per i decori.
Versare la crema di mascarpone e ricotta sulla pastafrolla, decorare con striscioline di pasta, la classica decorazione incrociata della crostata si sposa molto bene con questa torta.
Cuocere a 180° per 40 minuti. Controllare imperativamente a 30°: non vorrete certo bruciare i decori!

Sfornate, mangiate calda o fredda. Offritela agli amici, se arrivano di sorpresa. Oppure fingete di non essere in casa e mangiatela tutta.

Questa crostata è stata preparata pensando agli sconosciuti che mi rivolgono la parola e si lasciano intervistare (Questo mese si realizzano interviste segrete a Parigi, Milano, Leipzig e Delft), a Jan e Aurore che l’hanno già assaggiata, a Mirella e Simona che meriterebbero di assaggiarla, ed a Sabrina e Anna che hanno provato le mie ricette! Grazie!