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Better known as Thanksgiving

A photo posted by Gaia (@homesweethomesick) on Sep 3, 2015 at 2:50am PDT

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Six years: a graffiti audio-love story

When you say...

Anche se questo blog è più o meno in pausa, il post anniversario, c’è. L’anno scorso lo ha scritto Orso, quest’anno ve lo racconto io:  è un viaggio audio negli Stati Uniti, anche se si chiama Accidentally in Joburg

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This blog is -more or less- on a hiatus. But there is this the anniversary post. Last year Orso wrote it, this year I… speak it: it’s a trip to the US even if it is called Accidentally in Joburg

Quatre quarts di compleanno e Home Sweet Home/Sick Project (nuovo!)

“Ma quando pubblichi un’altra torta?” Mi chiede mia mamma. Così ho fatto una torta per il suo compleanno, anzi due. Un quatre quarts bretone, cioè una torta in cui c’è tanta farina quanto zucchero quanto burro quante uova, circa. L’ho fatta e mangiata, perché mamma ha compiuto gli anni a 8167 km da me.

Auguri mamma!

Ingredienti
250 gr di farina
250 gr di zucchero
4 uova
250 gr di zucchero
Lievito (circa 8gr, mezza bustina)
Decorazione: fragole, zucchero, acqua, colore alimentare (facoltativo)

Gli ingredienti per il quatre quarts di compleanno

Separare i tuorli dagli albumi, mettere gli albumi da parte in una grande ciotola e cominciare dai tuorli: mescolarli allo zucchero in una ciotola. Sciogliere il burro. Io lo sciolgo nella teglia in cui metterò la torta mentre il forno si scalda. Così quando tolgo il burro imburro la teglia. Appunto: scaldare il forno a 180°.
Aggiungere il burro morbido/fuso al composto e mescolare con costanza. Deve venire fuori una crema spumosa.

L'impasto per il quatre quarts
Aggiungere la farina e il lievito e mescolare ancora. Montare a neve ferma gli albumi e aggiungerli all’impasto senza smontarli troppo.
Versare il composto nella teglia imburrata e infarinata e cuocere in forno a 180° per circa 45 minuti. Io ci ho messo meno perché invece di una teglia ho preparato due cuori per mamma e una tigre per me e Orso. E poi lo sapete, ogni forno è diverso.

I cuori di compleanno pronti

Quando la torta è pronta, togliere dalla teglia e far raffreddare.
Sciogliere lo zucchero (50gr ad esempio) con un cucchiaio d’acqua calda. Se si usa lo zucchero a velo la glassa diventa opaca e uniforme, io non ce l’avevo, ho usato lo zucchero normale e mi è venuta una bella glassa brillante. Ho aggiunto qualche goccia di colorante alimentare rosso per dare una sfumatura rosa. Rivestire la torta di glassa con una spatola o un cucchiaio. Decorare con fragole e auguri.

I cuori decorati! I cuori decorati!

Orso ha messo il suo zampino nella decorazione!

Due cuori e una tigre
“Perché non hai fatto una torta normale?”
Quando ho fatto le valigie per traslocare avevo a disposizione circa 90 chili  di bagaglio per portare tutto. Quindi alcune teglie da forno sono state sacrificate, ma l’essenziale l’ho comunque portato. Dicesi essenziale: due teglie a forma di cuore ed una a forma di tigre.  E naturalmente uno sbuccia aglio fucsia e un grembiule che sembra un vestitino.

Ho traslocato tante volte, circa una all’anno dal 2005. Potrei dire che il tempo dei traslochi è dietro di me se non sapessi che mi aspettano un’altra trasferta intercontinentale ed un altro trasloco nei prossimi sei-sette mesi.
Avete presente quando le persone fanno finta di lamentarsi ma in realtà si vantano? Ecco, con me non correte questo rischio: io mi compiaccio proprio.
Comunque, viaggiare e traslocare ha cambiato il mio rapporto con le cose.
La vera misura del valore delle cose per me è diventata: la voglio così tanto che me la porterei su assieme a tutto il resto per quattro piani di scale? Pagherei l’affitto di una casa più grande solo per averla? Però questa valutazione la faccio a modo mio.

Il fatto è che sono una feticista. Non nel senso sessuale del termine, anche se farebbe aumentare le visite al blog ben più del glorioso giorno in cui ho pubblicato la ricetta della mia Sacher. In senso etnologico e cioè, c’è tutta una serie di oggetti che mi porto dietro comunque, perché per me rappresentano altro, qualcun altro. Non una divinità però, ma una persona. Lei che era con me, che me le ha regalate, che ne ha uno uguale, che mi viene in mente quando la guardo. O una città, che per me è praticamente una persona. Così io negli anni mi porto dietro sciarpe, sbuccia aglio, presine ma anche statuine di einstein, anelli, bambole giapponesi, salvadanai, cartoline, rossetti, libri, magneti, cornici, tazze che vale la pena trasportare per quattro piani di scale.

La sciarpa con i fiori è B., quelle multicolori M. Gli addobbi di Natale sono S., la scatola del cioccolato S. e E. e le teglie a cuore…
Mamma ovviamente è quasi tutto, ma soprattutto le scarpe con le zeppe, le borse e la bilancia.
Così ho cominciato a fotografarli per casa per farvi vedere che dovunque vada, voi venite con me. Li trovate qui:

homesweethomesick project

Instagram

Ho chiamato questo progetto di fotografia domestica “Homesweethome-sick” e sono molto fiera del gioco di parole.

E Lucy chi rappresenta? Lucy sono io che viaggio da sola, ma questo post è già abbastanza lungo così.

English version in progress, maybe. 

L’altra donna

Quest’estate sono stata ad una “super” conferenza di super italiani. Non guardatemi così, si sono autodefiniti tali. Molti presunti, alcuni effettivamente super, cioè persone normali che fanno cose straordinarie.
Detta più semplicemente era una evoluzione della convention politica dove però il politico ha avuto l’intelligenza di capire che è molto più utile per tutti invitare coloro che hanno qualcosa da dire anche se non sono d’accordo con lui (si capisce che mi metto in questa categoria?)

Devo dire che sono contenta di aver partecipato a questo progetto e penso che tornerò in futuro, se me lo chiedono.
Perché in questo evento a metà fra la conferenza all’americana e la festa dell’Unità (o dell’Amicizia, fate voi) c’erano davvero persone interessanti. Però c’erano poche donne.

Quelle che c’erano erano in media affermate professioniste o sulla buona strada (eccomi di nuovo). Imprenditrici, politiche, scrittrici, giornaliste, scienziate, dirigenti.

La maggior parte erano molto belle (si vede che mi ci metto anch’io?) Però, sarà il mio sguardo che viene dall’estero, sarà che qui la donna di potere è Angela, con la gh. Sarà. La maggior parte di queste professioniste italiane mi ha messo infinita tristezza.

Perché oltre alle lauree sbandieravano minigonne, messe in piega, boccoli, scollature, lifting, fondotinta, seni pneumatici, e sempre più di uno alla volta.
Mi direte, proprio tu che hai comprato l’ultimo paio di pantaloni nel 2006 (e solo perché erano di Armani, ci tengo a precisarlo) e hai usato tanti tacchi che quando cammini scalza ti sembra che i talloni entrino nel pavimento?

Sì, proprio io. Perché ritengo che ci sia un limite, talvolta difficile da vedere, soprattutto per chi ci cammina sopra, fra femminilità, bellezza e l’essere sessualmente aggressive.

Certo che puoi vestirti come vuoi. Ma se sei la responsabile delle risorse umane di una multinazionale ed i tuoi boccoli castani con meches arrivano a lambire l’orlo della minigonna c’è qualcosa che non va. Se hai un corpetto “effetto burlesque” per uscire con le amiche va benissimo, ma se te lo metti per una riunione di lavoro, c’è qualcosa che non va.

Siamo quello che facciamo vedere. E mi dispiace ma le donne italiane fanno vedere le cose sbagliate e così facendo propongono modelli sbagliati. Quando è nata l’altra donna? Questa donna che nasconde la laurea dietro agli stiletto? Perché questa donna è italiana?