Archivi del mese: novembre 2010

Birthday Dorset apple cake

Ci sono due momenti decisivi due volte l’anno. Uno e’ settembre per guardare avanti.  Uno e’  il compleanno, per guardare indietro.
Capodanno si sa, e’ una finta.
Dopo aver guardato avanti, e di tanto, con una nuova casa in un nuovo paese ed una nuova professione ora, e’ il mio turno per guardare indietro.

La prima considerazione: un anno non e’ bastato.  Quello di cui mi rendo conto, con un anno e tanti sbagli in piu’ e’ che sbagliando, sto cominciando a prendere le decisioni giuste.

Non mento, forse e’ perche’ mi sono ritirata dal lavoro.
Dici? Allora per spirito scientifico provo a rientrarci subito, mando le prime candidature anche se ho ripreso a studiare da sole sei settimane. E una settimana dopo ho la prima mezza risposta positiva. Trovare un nuovo lavoro e’ spesso una questione di fiducia in se stessi, no?

In inglese c’e’ un modo di dire “you can’t have your cake and eat it too”  che si traduce piu’ o meno nella scelta fra la botte piena e la moglie ubriaca.
Orso pero’ lo usa diversamente. Un giorno circa un anno fa mi ha detto di smettere di aspettare, di cuocere la mia torta e mangiarmela.

Cosi’ per il mio compleanno mi sono fatta una torta e me la sono mangiata. Auguri: a me

Dorset apple cake di compleanno




Questa torta e’ apparentemente uno dei tesori locali. Ho intervistato diversi chef televisivi per un progetto video (fra poco su questi schermi!) e quasi tutti hanno menzionato la dorset apple cake come il loro piatto preferito. Cos’ha di speciale? La lavorazione di burro, zucchero e scorza di limone. Ok, la quantita’ di burro e zucchero, basically.


Ingredienti

  • 230gr di burro da ammorbidire (piu’ un po’ per la teglia)
  • 500gr di mele, la ricetta originale usa le Bramley apples, ma io ho usato della piccole mele rosa, tipo pinklady.  Perche’? Non mi hai sentito? Perche’ sono delle piccole mele rosa! (Fra l’atro, le mele pinklady si chiamano cosi’ per via di Grease? Io me le immagino appese al loro albero con i loro giubbottini e i capelli bigodinati).
  • Scorza di un limone (quindi lavarlo molto bene, dice Orso)
  • 230gr di zucchero bianco (gli inglesi usano tante qualita’ di zucchero diverso per una stessa torta, io ne uso solo due per il momento, primo perche’ e’ antieconomico comprarne troppe e poi perche’ Orso dice che compro e mangio troppo zucchero: ma “troppo zucchero” esiste?)
  • 3 uova
  • 230 gr di farina (anche qui, mille tipi per ogni torta, non sono d’accordo: trova una farina di tipo 00 o simili e usa quella)
  • Lievito, mezza bustina du quello che si trova in Italia in bustine da 16 gr (15gr e’ la quantita’ per 500gr di farina, ricorda!) o due cucchiaini di baking powder inglese
  • Un cucchiaio di zucchero di canna


Riscalda il forno  a 180 gradi (ho un forno a gas! Che donna d’altri tempi!) e approfittane per metterci la teglia con tutto il burro dentro per quanche minuto. Il burro si ammorbidira’ -non deve sciogliersi!- e potrai prima imburrare la teglia con il panetto tiepido e poi usare il burro ammorbidito. Lavora con la frusta elettrica o a mano il burro con lo zucchero e la scorza di limone. Viene fuori una spuma deliziosa e assassina.

Aggiungi, intervallandole, uova e farina (un uovo , un po’ di farina etc.) Gia’ che hai la farina fra le mani, infarina la teglia facendo assorbire il burro.
Fai  sbucciare e  tagliare a cubetti le mele nel frattempo (anche a questo serve una relazione seria).

Aggiungi il lievito e poi le mele a cubetti. Versa la pasta nella teglia imburrata e infarinata. Getta a pioggia lo zicchero di canna, un cucchiaio piu’ un po’, soprattutto se nessuno ti controlla mentre lo fai.

Inforna a 180 gradi (non trovo il simbolino dei gradi sulla tastiera!) per circa 40 minuti. Non lasciare mai la torta da sola! Non lo diro’ mai abbastanza: nessuna torta si cuoce da sola, i gradi possono essere 175 o 184 nel tuo caso e i minuti quarantadue. Controlla sempre.

Nel frattempo accendi il computer, controlla che il telefono sia carico e attendi gli auguri. Ti tocchera’ parlare di come dieci anni fa avevamo 18 anni, ma anche pensare a che facevi un anno fa a quest’ora.

Lascia raffreddare e  congratulati per tutti gli anni passati (anche quelli sbagliati!) con questa torta soffice, dolce e deliziosa.  Il giorno del compleanno si ha diritto ad essere egoisti, e a non condividere.  Oppure inventa una scusa, di’ che ti piacerebbe sentirti speciale, e che la condivideresti, certo ma non con tutti, ecco. Tipo io per essere tranquilla ho detto che l’avrei condivisa solo con chi avesse fatto un viaggio transalantico (dona ferentes) per mangiarla.

Mannaggia, lo ha fatto.

Il giorno del compleanno dura sempre troppo poco, e la cosa ogni anno mi angoscia. La torta pero’, coperta con un po’ di alluminio o in un contenitore ermetico e messa in frigo per via delle mele, si conserva per un po’. Quanto? Non lo so, non ho mai fatto in tempo a scoprirlo.

 

Mi scuso con Anna che voleva una ricetta di torta un po’ meno calorica. Forse un altra volta. Forse.

Annunci

Postcards from China: Sally

Mi sono ritirata come una scrittrice romantica sulla costa inglese.
Di giorno imparo a rappresentare il presente, l’immediato e solo quello. La notte invece di dormire, scrivo quello che è stato, le storie di questo anno, di questi anni sbagliati. Di giorno non invento niente, di notte chissà.

Sally è la mia unica vera amica cinese.  La storia di Sally è, secondo me, la storia di tanti cinesi, e siccome tanti mi domandano perché non si ribellano (tanti francesi e tedeschi e inglesi mi domandano lo stessi sui giovani e giovani adulti italiani, che gli dico?) io penso che sia più facile parlare di Sally.

Ho conosciuto Sally tramite un annuncio trovato all’Università Fudan di Shanghai anni fa. Molti studenti americani davano lezioni di inglese per passare il tempo e migliorare il cinese, ma difficile trovare richieste per altre lingue. Cosi’, appena ho trovato l’annuncio ho scritto ed incontrato Sally.

L’accordo era il seguente, io ti parlo per mezz’ora in italiano, tu per l’altra in cinese. Ci aiutiamo a fare i compiti etc. Queste conversazione erano mortalmente noiose cosi’ ho cominciato a chiederle di lei.
Sally è simpatica e in realtà si chiama Qing Rong. Ha persino un fratello più piccolo, rarissimo in Cina, perché la sua famiglia viene dallo Hebei, e fa parte di una delle 56 minoranze recensite nel paese.

Sally non vuole sapere quante sorelle ho, e  si’ che ce ne sarebbe da raccontare. Sally vuole sapere quanto costa affittare un appartamento a Milano, quanto guadagna un avvocato (lei studia legge) o un professore. Vuole sapere quanto si spende uscendo la sera, e quand’è che uno è ricco, in Europa.
Talvolta so cosa rispondere, talvolta no, ho appena finito una tesi sul pensiero libertario, voglio cambiare il mondo, sai cosa me ne importa dei soldi (come ero giovane e sciocca!).

Quando le chiedo se non vorrebbe ribellarsi, Sally dice che le nostre vite sono uguali: Guarda, Gaia abbiamo quasi la stessa età, andiamo all’università, abbiamo ascoltato la stessa musica, ci piacciono gli stessi ragazzi e gli stessi vestiti.

Tu non hai votato mai. Non capisce, mi chiede dove ho comprato le scarpe.

Io sono ancora irrequieta, scommetto che Sally deve aver compiuto 28 ed essere diventata avvocato. Anche oggi le direi che no, le nostre vite non sono uguali: Tu non puoi scrivere quello che scrivo io adesso. Non puoi nemmeno collegarti su facebook!

Eppure credo che se la incontrassi oggi mi chiederebbe dove ho comprato le scarpe.  Perché che cos’è un voto, se in cambio ti danno le scarpe.


Da capo: una vita in scatola

Ho un giardino inglese, una vasca bagno inglese, una porta sul retro inglese, una vicina di casa lettone ed uno indiano: abito in Inghilterra. Come ci sono arrivata è un’altra avventura che comprende cinque anni da inscatolare e mettere in macchina, guidare dal lato sbagliato (ehm, opposto!) e ricominciare tutto da capo.

Ricomincio nel modo più romantico: prendendo una nave. La nave salpa ed io con lei lascio la Francia forse non per sempre ma certo definitivamente.

Del rocambolesco trasloco posso dire: ci si rende conto di quanto poco ci importi delle cose che abbiamo solo quando  si deve portarle per quattro piani di scale. La prossima volta che compri qualcosa chiediti: la porterei per quattro piani di scale?

Come se in cinque anni non avessi fatto altro che accumulare! Sull’orlo della disperazione sento l’amica S. dire: non ti preoccupare, andiamo a casa mia e mettiamo tutto sotto vuoto. Per mettere sottovuoto i vestiti si fa così, si compra dal commerciante orientale la busta per il sottovuoto, che è una bustina di plastica ma gigantesca, con un tappo e chiusura ermetica. Si prende l’aspirapolvere e si aspira l’aria, si richiude il tappo. Che sia un maglione, un etto di prosciutto il procedimento è lo stesso: si aspira l’aria, il contenuto prende meno spazio e si conserva più a lungo (ah no, mi sa che questo vale solo per il prosciutto, o abbiamo inventato un modo per bloccare le mode?)

La prima cosa che ho fatto nella nuova casa è stata una ruota, sì, quella con le mani per terra e le gambe in aria. Dopo anni vissuti in venti metri quadri non ho potuto resistere.

E poi di nuovo ho riempito armadi che ridiventeranno scatole, ma anche regali, rifiuti, ricordi troppo pesanti inutili. Cosa si fa coi rimpianti? Questo lo butto, questo lo tengo, con le decisioni, questa non la dovevo prendere, questa è utile ancora oggi…
Non si può mettere sottovuoto il passato?

Del resto delle prime quattro settimane, scrivo, parlo, ascolto e faccio domande,  dormo nei ritagli di tempo: sona una trainee journalist.