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We’re heading South

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Corso prematrimoniale ad uso di M e A

Quando M e A mi hanno chiesto di sposarli ho promesso loro che avrei organizzato un corso pre-matrimoniale. Sì, lo so, ho appena un anno di esperienza: sempre più di qualsiasi prete, no?

"The Happy Ring" House Central Dublin

A sa già, per averlo visto coi suoi occhi, che a volte perché un matrimonio funzioni l’uomo si occupa della cena mentre la moglie beve birra guardando la partita con le amiche. Ha capito cioè che va bene tutto, basta che siano tutti e due d’accordo.

A ci ha visti anche andare in bicicletta mano nella mano: per due persone così serie, siamo proprio ridicoli. Sì, una soglia del ridicolo molto alta decisamente ci vuole.

Il mio studente preferito -il fatto è che poi i miei studenti mi leggono e così scoprono che ne ho uno preferito, quindi no, dai siete tutti preferiti- è un bel tedesco alto con un grande sorriso (sono sposata ma sono sempre la stessa). Quando l’ho conosciuto era sposato felicemente da quarant’anni -io da sei mesi-. Gli ho chiesto come avessero fatto: “non so cosa dirti, per me è facile, -mi ha detto- mia moglie è bellissima”.

Non ho mai chiesto ai miei genitori cosa li faccia stare insieme anche perché non penso che mio papà ammetterebbe mai che è facile. E perché penso che queste conversazioni fra genitori e figli avvengano solo nelle serie tv, quel momento in cui la madre o il padre svelano alla figlia il segreto. Ci credo che lo devono dire, un episodio dura solo venti minuti, devono essere espliciti. Invece nella vita reale se non l’hai capito in vent’anni di pranzi e cene e viaggi in auto, mobili e cani non saranno due minuti di discorso a fartelo capire.

La mia caporedattrice americana alla radio tedesca internazionale mi ha detto che a novembre per qualche giorno non ci sarà perché si sposa. Io non l’ho mai incontrata di persona, conosciamo le nostre voci solo perché, beh, facile, lavoriamo alla radio. Comunque, non la conosco ma mi ha fatto piacere sapere che si sposa. Le ho fatto gli auguri per il coraggio di ambire al “per sempre”.

Però allo stesso tempo penso: ma cosa c’è di coraggioso nello scegliere l’opzione più semplice, anzi l’unica quando un giorno alla volta non basta più? Per me oggi stare con Orso è come stare da sola ma meglio e lui capisce senza che glielo si debba spiegare che complimento gigante sia questo.  Lo so, presto o tardi mi mangerò le mani per aver scritto questo, pubblicamente, quando non lo sopporterò, per un giorno o anche per un mese.

Ma adesso no, adesso è il tempo di essere ambiziosi.

Cari M e A non vi ho insegnato proprio niente.
Però siete bellissimi quindi partite avvantaggiati.

Will you marry me?

Today two people asked me to marry them. If only one person proposed I could have considered it quite ordinary, I’ve been there before (actually no, I’ve never been asked), but two: it clearly deserves some thinking and writing.

I talk about a lot of things I am not a expert of and working as a journalist doesn’t help.
I am certainly not a meringue expert, I’ve baked them only a few times. I am not a marriage expert since I’ve been married for six months only: precisely today by the way.
Maybe it’s the oven, maybe it’s the husband. But hey, they both came out well. Maybe it’s me too, couldn’t it be?

Many say that they prefer not to get married so that they can choose each other everyday. While of course I respect that, it leaves me unsatisfied. I don’t need to ask myself the question everyday. I love him so much or maybe just enough to know the answer will be “yes”. People change overtime, you say, and I agree. But I could not imagine a different and older version of myself who doesn’t love cream and meringue and raspberries and Orso.
Thus to celebrate this half anniversary and my double marriage proposal I chose a mini version of our wedding cake: Pavlova with berries.

Mini-pavlovas with berries and cream

Pavlova is not the most obvious choice for a wedding cake, since you cannot make a real a piece montée out of it, there is no cake dough in it, just meringue. Two people who haven’t known each other for long, who only had a long distance relationship, who have never lived together and who don’t speak the same language(s) are not the most obvious characters for a wedding. Sometimes you have to trust yourself with making the right choice.

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Since I’m not home I don’t have the exact recipe with me: be patient!

This cake is for Orso, who is -needless to say- in a different country than me at the moment, and for the two people who consider me enough of a friend and a marriage expert to ask me to marry them: to each other.

I said yes.

When did I realize I was an adult?

For the first time since I started the WordPress PostAweek challenge (not always completed, to be honest) I decided to write about the topic proposed. And writing about myself explodes the visits to my blog, you avid gossip readers!

I said to S. recently that we are adults, but somehow we did not realize we were growing up. I feel like we missed something, the last steps. How did we get here? When was that moment? Here you are adult, long time adult, actually, but when did you turn into one?

N., the man who went to a school where they teach you how to be always right, once over dinner already told me that adulthood means taking decisions and defending them.

There was that time when I crossed the Channel alone, the car in the ferry, my life in the car. The ferry smelled like childhood vacation, and I, suddenly, was my dad. The one in charge, the one who goes below deck when the drivers are called.

And that time when I thought my dad was me, that I could help him understand, and not the other way round, even if he doesn’t want to.

There was that day I discovered I was lied to, and then told the truth, and didn’t like it.
I desperately cried my anger over the reality, like the young myself always does. Then I woke up, and dealt with it because I decided that no pain nor pride could justify giving up what I wanted. And never regretted it.

I always forget to ask N. the name of the school, though.