Archivi del mese: giugno 2010

Postcards from Beijing 2: Arrivata

Sono passati quasi cinque anni dall’ultima volta che sono stata in Cina, sei dall’ultima volta a Pechino. Siamo tutte e due cambiate parecchio. In città c’è un’organizzazione che prima era difficile anche immaginare. L’effetto Olimpiadi? Abbiamo una settimana di tempo per investigare.

Che siamo siamo cambiate entrambe, lo noto ancora prima di arrivare. Sul mio aereo la nazionale giovanile di atletica e per i miei due compagni di viaggio sono una signora. Almeno finché la giovane cinese non mi vede guardare Alice nel Paese delle Meraviglie, e capisce che puo’ chiedermi di lasciarla guardare fuori dal finestrino. Apro una copia di Glamour France e me la faccio amica.

Arrivata, trattengo il respiro, per nulla: non sono più in quel luogo umido e rumoroso che ricordo, ma uno spazio luminoso e arieggiato. Poi eccomi pronta a proteggermi dall’attacco dei taxisti abusivi, ma i taxi sono molto più efficenti qui che a Charles de Gaulles e l’ultima volta che sono stata importunata dai tassisti abusivi è stato a… Linate.

Solo l’odore è rimasto lo stesso. Odore di cosa, non lo so, so che lo avevo dimenticato finché non l’ho sentito di nuovo, uscendo dallaeroporto. Odore dolciastro di polvere, di foglie, di cibo, di piante, umido e unico. Cattivo, non lo so. Buono, neanche, come l’odore di una persona che ami: il suo e basta. Con l’odore torna il vocabolario in cinese, arrugginito, ma sapevo di averlo in testa da qualche parte. Qualche frase sparsa e l’odore sono le prime cose che riconosco. Non certo i taxi. Una volta i tassisti viaggiavano con il posto guidatore imprigionato in una gabbia di ferro, e noi giovani studenti europei ci sentivamo pericolosi criminali, o scimmie impazzite (la seconda in fin dei conti puo’ essere fondata).
Quello che resta come in passato è che no, non posso scegliere di spegnere l’aria condizionata.

Grande sorpresa alzando gli occhi: il cielo è quasi azzurro. Quando la grande Muraglia censoria su Internet mi permetterà di caricare le foto vi faro’ vedere la differenza.
Quello che non è cambiato: il tempo, rovente e pesante come al solito. Fa cosi’ caldo e sono cosi’ ostile ai mezzi di trasporto non necessari che al secondo giorno sono già obbligata ad usare le infradito, commettendo -ne sono ben conscia- un enorme crimine contro la moda, ma permettendo ai miei piedi di gonfiarsi a loro guisa.

Quello che non è cambiato parte seconda: il tassista non sa la strada. I miei tassisti cinesi non sanno mai la strada, o forse è una scusa per fare conversazione o soldi. Questa volta però non ha torto; il fatto è che senza saperlo sono finita nel distretto alla moda al momento, gli hutong intorno nanluogu xiang, vicino alla torre della Grande Campana, che sono quasi pedonali. Pedonali. L’idea che esistano strade chiuse al traffico in questa città mi suona come se mi dicessero che in casa mia non c’è più zucchero: non c’è niente di male, solo non pensavo che sarebbe mai capitato.
Mi ricordo che sei anni fa scrivevo in una lettera da piazza TienAnMen ad un amico (il migliore, ed anche da questo si vede) che era la prima volta quell’anno che mi sentivo felice. Che Pechino e la Cina si danno l’ambizione e la possibilità di essere tutto. E che a Pechino ti sembra di poter essere tutto.

Poche ore ci sono bastate per capire che non siamo più le stesse. Dobbiamo imparare a conoscerci di nuovo. Ma ci piacciamo già.

Qui e per i prossimi post chiedo ai miei trenta lettori di fare uno sforzo: una cosa che ho imparato presto è che per conoscere e amare la Cina bisogna fare astrazione dal suo regime e governo. Non è difficile: i cinesi sono cosi’ amabili che quesi ci si dimentica di detestarli. Perché detestarli? Leggi l’ultimo rapporto di Amnesty Int sulla Cina, che ovviamente da qui non posso linkarti.

Nota en passant: Sei anni fa non c’erano neanche tre linee di metro, curioso per una città tanto grande e popolosa: adesso ce ne sono sei. Più di una linea di metro ogni due anni. Mi piacerebbe farlo sapere all’ATM, che dagli anni ottanta deve prolungare la linea verde di tre stazioni.

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Postcards from Beijing

Neither Twitter nor Facebook are accessible from Mainland China (to my knowledge and experience at least). I haven’t checked flickr yet. Landed and happily sweating in the streets of Dongcheng. China has changed a lot since last time we met, and yet, like an old friend, it has remained the same.

Lucy’s wishlist

Lucy wants a MAC, inserito originariamente da Lucy in giro.

Carrie Bradshaw watch your back!

Leipzig (3): la torta!

Lipsia è giovane, colta e curiosa, c’e molto da fare, e anche da mangiare.
Controllate il programma del Centraltheater , che non ospita solo opera ma anche concerti. E’ un teatro, ma con pochissimi capelli bianchi: io ho visto gli Zoot Woman.

Siccome siamo snob, andiamo subito alla galleria d’arte contemporanea GfZK. Al momento della mia visita ospitava due mostre: una interessante su arte e committenza, l’altra su arte e natura, meno. Consiglio di dare un’occhiata, un giorno alla settimana(il mercoledì?) è gratis.
Nelle immediate vicinanze del museo c’è un bar “concettuale” che adesso si chiama “Paris Syndrome”. Dico adesso perché si è chiamato così per due anni e fra poco cambierà nome e aspetto: ecco il concetto.
Per ora si basa su un’imitazione di parigi dove tutto a ben guardare è finto. Essendo una parigina finta, mi sentivo perfettamente a mio agio sugli sgabelli in finto Vuitton. Le grandi vetrate che danno l’impressione di fare merenda sull’erba, la musica bassa (solo cover, per restare in tema) e la torta di mele alta una mano hanno aiutato.

In tema di dolci, nei pressi di Inselstrasse due giovani donne francesi hanno aperto una piccola cioccolateria con una grande cucina (La Chocolaterie ) ed ammetto che mi è venuta voglia di fare loro una gioviale concorrenza. La cioccolata calda è davvero piena di cioccolato. Brave.

Per cambiare decoro dalle gallerie commerciali del centro (la mia preferita, quella dei mestieri) andate a fare due passi a Plagwitz e visitate il distretto industriale di Spinnerei, trasformato in residenza di artisti. In quest’antica fabbrica cotoniera (cotonifera?) la città mette a disposizione (immagino per un affitto modico o simbolico) atelier e residenze per gli artisti o artigiani che vogliano stabilirvisi. Spinnerei in LeipzigApparentemente ha avuto il suo splendore alternativo una decina di anni fa, ma a me sembrava già un posto molto utile per lavorare e gradevole per passeggiare.
Se siete stanchi, comprate un panino per 70 cent per la strada e andate a mangiarlo in un parco, magari vicino all’acqua.

La prossima volta (eh si, ci sarà una prossima volta, ma questi sono fatti miei, io vi consiglio di andarci una volta sola) andrò anche al museo di storia della germania federale, annunciato dalla statua che rappresenta l’indifferenza della popolazione cittadina di fronte alle due dittature del ventesimo secolo.Museum of the city's history

Ho mangiato bene, in ristoranti di cucine varie, una spagnolo che mi sembrava grandissimo, –Barcelona – dove ho ordinato troppo (mannaggia alle tapas, non mi so mai regolare) ma con camerieri esperti e gentili ed un ristorante asiatico, Inside Asia, talmente fusion che non saprei definirlo più precisamente. In ogni caso gli asparagi bianchi con pollo fritto e salsa di cocco erano deliziosi: 8 euro, per capirci.

E cosa si mangia in Germania? Di tutto, certo, e tante torte. Non sono ancora pronta per cucinarvi una “foresta nera”, però eccovi una torta insolita: anzi due

Rhabarberstreuselkuchen,  che tradotto liberamente significa : Tortaalrabarbaroconlebricioline

Prima domanda : ma è dolce o salata ? Dolce.
Seconda : il rabarbaro com’è fatto ? Sembra una specie di sedano rosso, amarognolo. E’ divertente e imperativo sbucciarlo tutto.

Torta al rabarbaro crudaIngredienti
1 kg di rabarbaro
400 g di farina
6-7 g di lievito : mezza bustina
250 g di burro
180 g de zucchero
Vaniglia in baccello (da dosare con attenzione !) o zucchero vanigliato
1 pizzico di sale
Scorza grattugiata di limone
5 uova
150 ml di latte

Streusel (bricioline):

200 g di farina
150 g di zucchero
Vaniglia o mezza bustina di zucchero vanigliato
1 pizzico di sale
2 pizzichi di cannella
150 g di burro

Cominciare dagli streusel, le bricioline, o briciolone, ancora meglio. Mischiare tutti gli ingredienti tranne il burro. Tagliare il burro (freddo mi raccomando) a pezzettini, ed aggiungerlo al composto farinoso, amalgamando con le mani, senza scioglierlo troppo. Si formeranno quasi da sole (ho detto quasi) delle briciole deliziose di burro zucchero e farina. Mmh… conservare in frigo.
Già che hai le mani unte, imburra le teglie, eh sì LE teglie. Questi ingredienti sono sufficienti per due torte del diametro di 22cm.
Perché due? Perché io l’ho cucinata in coppia, e non mi piace dividere il cibo. C’è chi dice che il segreto di una lunga vita di coppia siano i letti separati. Io dico: separiamo le teglie, e nessuno si farà male.Due torte!
Pulire e sbucciare il rabarbaro. Questa operazione è lunga ma divertente: con un coltello o un pelaverdure bisogna togliere tutta la pelle del rabarbaro, senza paura di staccare un pochino di polpa, se no la torta resta piena di filamenti. Tagliare il rabarbaro a pezzetti.
Mescolare burro ammorbidito, zucchero, sale, vaniglia e scorza di limone. Aggiungere una ad una le uova. Aggiungere un po’ alla volta farina e lievito, intervallando con l’aggiunta del latte. Aggiustare con il latte se troppo densa. Sbattere fino ad ottenere una pasta un po’ spumosa. Otterrai la classica pasta per dolci: buona anche cruda.
Versare la pasta nelle teglie (ognuno la sua) e ricoprire con i pezzetti di rabarbaro e poi con gli streusel che erano in frigo. Fare cuocere per 45 min almeno à 180° nel forno preriscaldato.
Ottima da portare in dono agli amici, questa torta è particolarmente deliziosa se gustata in compagnia.
Ma ognuno nel suo piatto.Rhabarberstreuselkuchen

Questo torta è dedicata a Matteo e Annalisa che hanno ricevuto in regalo quello che ne restava.


Certo, tutti gli articoli e le torte sono per te, anche quelli che non parlano tedesco.

In ricognizione: Leipzig (2)

In tre giorni, proprio come in un giro di ricognizione, ho osservato il più possibile.
Nota: Se la popolazione è giovane, studentesca o sotto i 40 (e sotto i 5) i turisti invece sono attempati. Ma a me non importa se la media è di settant’anni: Il bar dove si ubriacava Goethe, le gallerie commerciali e la chiesa di Bach voglio vederle anch’io.

Lipsia, anche in una primavera gelida, è profumatissima, merito delle piante che  si riprendono lo spazio e crescono quasi libere. La città profuma di foglie e di prato perché da un momento all’altro un parco, non recintato e sicuro si apre ai limiti di un viale abitato. I fiori viola dal profumo intenso si possono cogliere per la strada perché sono della città.Parks in Leipzig
La città è piena di gru, in movimento dappertutto. Per un edificio sovietico in demolizione, una nuova piazza attende la città. Più di tutto però –ma non dei carrellini da bici- mi sono piaciute le case, gli edifici residenziali ristrutturati da poco o in ristrutturazione. La grandezza, la luminosità ed i colori mi hanno colpito, e danno il meglio di loro stessi quando si affacciano sull’acqua nell’isola di Schleussig.

Casa sull'acquaE non dimentichiamo il basso costo e gli incentivi all’affitto (chi ti offre la cucina, chi il trasloco).
La vita infatti sembra semplice e costa poco, che ti vien voglia di fare la spesa prima di riprendere l’aereo. Insomma, sembra di poter vivere bene. Una città che ha un passato remoto, un passato prossimo, ma che si occupa soprattutto del suo futuro. E ti invita ad averne uno qui.
Mi sembra che potrei abitare in una casa grande, scrivendo, magari insegnando e facendo torte, e con i bambini nel carrello. Però no, la giacca a vento no.

Se clicchi qui Lucy ti mostrerà le sue foto.

In ricognizione: Leipzig

A parte che a Berlino, non sono mai stata prima d’ora in un città dell’ex Germania Est.
Me ne rendo conto quando siamo a maggio e mancano ancora 20 minuti di freddo pungente prima che il treno, puntuale come uno stereotipo, parta per l’Austria lasciandomi sul suo percorso a Lipsia.Biking in Leipzig

Questo è chiaramente un viaggio di ricognizione, perché un anno fatto di sbagli (e mi viene già voglia di prendermene un secondo, ma cosa dico, tutti!) permette di chiedersi cosa si voglia fare e dove.
Dici Lipsia e ti vengono in mente i filosofi tedeschi. Ma anche il 1989 e la popolazione che si ribella, pacificamente, e il mondo cambia.

La prima impressione è che il vento dell’Est soffia, eccome. Nei volti e negli edifici.

Poi mi colpisce lo spazio, dappertutto. Le piste ciclabili larghe, i parchi, i palazzi coi soffitti alti, le piazze aperte. Ma anche gli edifici vuoti.
Lipsia è una città spaziosa perché non è più popolosa come quando era un grande nodo commerciale, famoso per le sue fiere. Non sto a farti tutta la storia, guardatela qui.

Case a Lipsia

Spostarsi in bicicletta con prole al seguito sembra il modo di muoversi più diffuso. Eleggo mio oggetto preferito i carrellini per le biciclette, che le giovani famiglie di Lipsia usano per trasportare i numerosi bambini che producono. Non se se voglio un figlio, ma sicuramente voglio un carrellino e un posto dove sarebbe ben accetto.
Anche l’università, uno dei centri produttivi e di interesse della città, è perfettamente equipaggiata per ricevere gli studenti-genitori. Fra studiare a lungo ed avere un figlio quando ancora puoi sollevarlo non devi scegliere, e così giovani famiglie colte prosperano in città. Secondo oggetto preferito: i seggioloni per bambini nella mensa degli studenti. E non vi sto a dire dell’asilo universitario.

Certo, non è tutto oro quello che parla tedesco. Il lavoro manca. E la gente porta la giacca a vento incomprensibilmente in ogni occasione. Sono un’italiana che vive a Parigi, è mio dovere stupirmi che qualcuno preferisca la funzionalità all’estetica.
Ovviamente c’è dell’altro, ed una torta, nelle prossime puntate, se intanto volete vedere altre foto Lucy ve le mostra qui.