Archivi del mese: agosto 2010

Growing Blogs: ci sono anch’io!

Featured in Italian most growing blogs page! (n16)

Growing Blogs — WordPress.com.

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L’errore giusto

Di recente ho fatto un colloquio ed è andato bene. Non per un nuovo lavoro, ma per tornare a scuola. E dove si sbaglia meglio? (Almeno così si dice, io non ho sbagliato quasi mai e forse è anche questo il problema). Mi sono appassionata tanto alla scrittura di viaggio e gastronomica che mi domando: perché non farne il mio mestiere. No, non è una domanda, infatti. Ma non lo è neanche mai stata.

Ok, questa è una versione della storia un po’ falsa e semplificata. Attraverso i post di viaggio sempre più frequenti, le ricette, attraverso le lettere d’amore, ma anche i resoconti e i rapporti d’attività ed i comunicati mi dico che il mio mestiere sono le storie soltanto.
Questa volta ho controllato tutto, dalla scuola, agli studenti, al lavoro. So meglio cosa voglio. Niente teorie (i teorici della comunicazione non me ne vogliano). Un’esperienza lavorativa obbligatoria. Certificazione professionale. Perché voglio imparare a trasmettere, non a scrivere, quello che succede. Dicono che i giornali muoiono, è vero. Ma credo che non si legga/ascolti meno, solo diversamente. Le storie le prendiamo da un’altra parte e sempre più spesso oltre confine. Ed allora vorrei imparare a raccontare altrove. E a più persone. Per questo, l’italiano secondo me non basta.
Nella mia ricerca ho trovato indispensabili questi siti, che alleano usabilità e affidabilità:

  • Guardian (da quando lessi anni fa il libro sul giornalismo di David Randall, amo il Guardian) ottima anche la parte sula carriera, la consiglio a chiunque volesse cambiare lavoro.
  • The Times poco prima che la versione online diventasse a pagamento (vediamo come va, potrebbero aver fatto bene)
  • The Independent
  • What uni Opînioni sulle università direttamente dagli studenti. Esiste un sito cosi’ per le università italiane?

Cosi’, en passant, quello che è servito a me servirà anche a voi, non esitate a chiedere. Più mi scrivete e più io scrivo.
Ho chiesto consigli e pareri direttamente a sconosciuti di fiducia (nessuno è più affidabile di uno sconosciuto interpellato gentilmente) e ringrazio ex studenti, scrittori, giornalisti e amici che hanno risposto. Soprattutto per il il consiglio di scrivere subito, scrivere adesso, in italiano, in francese, in inglese, in cinese, in endecasillabi, in terzine dantesche. E vedrai che qualcuno ti pubblica ed un giorno ti paga.
Così è deciso, bisogna cambiare città, paese e progetti. Sperando che sia la volta buona, che sia un errore che valga la pena. Perché il problema non è tanto fare un errore, ma fare l’errore giusto.

Questo articolo è dedicato a quelli che si preoccupano per me, a torto o a ragione. Mi preoccupo anch’io, che credi. Ma chissà, forse si è un poco più felici a sbagliare con la propria testa.

A bocca aperta

Mi piace raccontare, mi piace disegnare con la parole luoghi e persone. Raccontare come vivono altrove. Nei paesi del nord dove mi trovo ora, dove i colori sono come attenuati. Nell’est dove invece sono strillati. Mi piace ricevere domande e fornire dettagli. Mi piace essere ascoltata a bocca aperta raccontare di luoghi che ho visto a bocca aperta. Mi piace mettere in contatto i mondi, a rischio di creare un po’ di confusione su quale sia il mio. Mi piace raccontare la verità, ma un po’ più divertente. Mi piace anche parlare mentre mangio, ma non troppo, perché voglio mangiare anch’io.

Torta di peperoni, acciughe e aneddoti

Torta peperoni, acciughe e aneddoti

Ingredienti

  • Due peperoni colorati
  • Aglio
  • Cipolle
  • Olio d’oliva
  • 2 uova
  • 50 ml Panna da cucina
  • 50 ml Latte
  • Sale pepe, Noce moscata
  • Acciughe

Soffriggere la cipolla e aglio tagliati a pezzetti (non tritati!). Tagliare i peperoni a striscioline e aggiungerli al saltarli con il soffritto. Stendere la pasta sfoglia in una teglia (22 cm rotonda se c’è, se no anche rettangolare) sulla carta da forno. Adagiare sul fondo della pasta i peperoni. Nel frattempo, mischiare le uova, il latte e la panna da cucina in una ciotola, aggiungere sale e pepe e soprattutto noce moscata in quantità. Versare la preparazione sopra i peperoni e infornare per 20 min a 190°. Togliere dal forno e aggiungere le acciughe sulla superficie con disegni a piacere, basta che ce ne siano per tutti. Gettare allegramente prezzemolo tritato grossolanamente, completare la cottura in forno per 3 minuti.
Mentre si raffredda raccontare di quella volta che siete rimasti chiusi fuori casa, di come avete trovato il vostro cane, di come vi vestirete al matrimonio di Tale etc. etc, etc…
Ovviamente si puo’ aggiungere quello che si trova in frigo: una piccola zucchina, mezzo porro, il racconto di quella volta che avete mangiato un porcellino d’india e cosi’ via.

Peperoni, acciughe e aneddoti

Questa torta, perfetta per un pranzo di campagna, è dedicata a coloro che hanno letto, commentato, apprezzato gli articoli degli ultimi giorni. Una fetta in più per chi oltre ad apprezzare diffonde (twitter, facebook, bigliettini sotto il banco, ogni mezzo è lecito)

Home 2: vicini di casa

Nel quartiere latino, a metà strada fra i bar degli studenti ed i monumenti, c’è un piccolo centro di igiene mentale dove si dispensano medicine ma anche alloggio e terapie. Quando si dice che uno farebbe follie per abitare in centro.
Vivere accanto ad un centro di igiene mentale rimette tutto in prospettiva.
Ho due amici li’, CamiciaBlu e Guillame. CamiciaBlu lo conosco da due anni ma è troppo timido per dirmi il suo nome, è stato il primo a salutarmi nel quartiere, quando ho traslocato ormai più di due anni fa. Una volta in cui ho osato rivolgergli la parola ho scoperto che abita lì per un po’, finché non si sistema. Fuma e beve coca cola a tutte le ore, talvolta lo incontro al mattino prestissimo, sempre con la sua camicia azzurra. Conosce il volto dei miei amici, sa che la domenica corro perché il mercato sta per chiudere. Ha visto tutto il mio guardaroba. Sente la mia voce arrivare forte in italiano dall’ultimo piano, sa che stavo da sola, ha visto Orso portare le sue pesantissime valigie e quando ci vede uscire dal portone insieme cerca di sgattaiolare via, quasi la nostra relazione fatta solo di bonjour, bonsoir, mille volte al mese sia una liaison clandestina.
Guillame assomiglia al Re Leone, ma i suoi denti hanno il colore della sua pelle per troppa poca cura. Mi sorride sempre, a priori, in anticipo. Lo incontro una volta sul boulevard saint germain, trovarci al di fuori dei nostri metri di vicolo ci rende amici, abbiamo qualcosa in comune, il vicolo che si inerpica verso il Pantheon, non siamo normali passanti.
Gli chiedo cosa fa, della giornata e della vita, Guillame era insegnante in Martinica, ma un giorno, dice, ha “peté les plombs” ha dato fuori di matto, capita, dice ancora sorridendo. Certo che capita Guillame. Dice che sono gentile perché lo tratto come chiunque altro. Gli chiedo dove andrà in vacanza. Quest’anno non ci va, ma dice orgoglioso, risparmia perché l’anno prossimo andrà in Martinica. Ci tiene a precisare che “Vengo qui a prendere le medicine, ma la terapia la faccio fuori, privatamente”. Anni fa avrei considerato tanta confidenza fuori luogo ma ora ne sono contenta e onorata. So che chi non si nasconde guarisce. Che essere onesti è l’unico modo per non tormentarsi più per cio’ che non si è né si vuole essere. Mi fa ancora due domande e cio’ che gli rispondo all’ultima, gli stampa un sorriso diverso, lungo, sincero e soddisfatto.
Cosi’ mi immagino che tenga un diario e nel diario dica che nell’appartamento di fronte, quello dove pagano l’affitto per venti metri quadri (sono loro i pazzi, questi parigini adottivi!) c’è una giovane donna bella (eh si!) e sincera che inciampa sui tacchi. Lei mi crede quando le dico che andro’ in Martinica il prossimo anno. E cosi’ ci credo un po’ di più anch’io.
Mi faccio coraggio e le chiedo se vuole andare a prendere un caffé un giorno, dice un forse poco convinto che suona come un no, mannaggia, mi tratta davvero come uno “normale”. Oggi sono un parigino che abita in centro, che abborda le straniere e si fa dire puntualmente di no. Oggi sono uno come gli altri. Et ça fait du bien.
Le ho chiesto cosa facesse in giro un venerdi’ mattina. Non mi riguarda affatto ma lei mi risponde ugualmente. Alla sua risposta sorpreso sorrido, sinceramente. Sono contento che altri la pensino come me, che solo chi non si nasconde guarisce.
Ma cosa mi ha detto, non vi riguarda proprio.

Home

A parigi ho sperimentato una lunga serie di soluzioni abitative. Ho abitato per un mese in un bed and breakfast davanti al moulin rouge, con un padrone zoppo ed un figlio ritardato. Facevo amicizia con le coppie di turisti olandesi, non conoscevo nessuno ma proprio nessuno in città, e per il padrone di casa ero una nipote che tornava a casa la sera dopo lezione.

Ho abitato con una giovane giornalista esuberante ed una studentessa di moda tedesca discreta, e l’esperienza di convivenza è andata così bene che non ho più voluto ripetere: Paganini non ripete. (Ah si, invece, ho abitato con due studenti polacchi a San Pietroburgo e con un poker di studentesse straniere a Mosca, ma per poco) Da A. ho avuto lezione di consapevolezza femminile, che ha evidentemente portato con sé qualche errore sentimental-sessuale. Da T. quello spirito di adattamento così tedesco, e che le permetteva di sorridere anche se pagava 400 euro di affitto per dormire sul divano del soggiorno.

Ho vissuto ad un numero civico dall’ultima dimora di Jim Morrison, in un palazzo di case corridoio ed un ristorante cubano al piano terra. Poi mi sono trasferita in un bel monolocale che mi ha insegnato la delusione e la diffidenza. Convinta di aver trovato un’amica invece di una padrona di casa, alla resa dei conti, ho sbagliato proprio tutto. E’ finita male, perché perché talvolta ci si sbaglia e le storie finiscono male.
La casa che lascio, però, è casa mia. Quando sono arrivata era così

vivendo con me, è diventata così:

Casa G

Ultimamente è persino arrivato Orso ed abbiamo cominciato a dividere l’affitto. Cinque anni che mi hanno resa un’esperta di traslochi di piccole superfici, con l’impressione di diventare più grande ad ogni contratto dell’elettricità, ad ogni lavoro domestico con la mia cassetta degli attrezzi rosa.

Una donna irrequieta che ha trovato casa, e che sapendo che è quella sbagliata, stanca di dirsi e se invece,… e se invece…non può più tardare: bisogna partire.