Home 2: vicini di casa

Nel quartiere latino, a metà strada fra i bar degli studenti ed i monumenti, c’è un piccolo centro di igiene mentale dove si dispensano medicine ma anche alloggio e terapie. Quando si dice che uno farebbe follie per abitare in centro.
Vivere accanto ad un centro di igiene mentale rimette tutto in prospettiva.
Ho due amici li’, CamiciaBlu e Guillame. CamiciaBlu lo conosco da due anni ma è troppo timido per dirmi il suo nome, è stato il primo a salutarmi nel quartiere, quando ho traslocato ormai più di due anni fa. Una volta in cui ho osato rivolgergli la parola ho scoperto che abita lì per un po’, finché non si sistema. Fuma e beve coca cola a tutte le ore, talvolta lo incontro al mattino prestissimo, sempre con la sua camicia azzurra. Conosce il volto dei miei amici, sa che la domenica corro perché il mercato sta per chiudere. Ha visto tutto il mio guardaroba. Sente la mia voce arrivare forte in italiano dall’ultimo piano, sa che stavo da sola, ha visto Orso portare le sue pesantissime valigie e quando ci vede uscire dal portone insieme cerca di sgattaiolare via, quasi la nostra relazione fatta solo di bonjour, bonsoir, mille volte al mese sia una liaison clandestina.
Guillame assomiglia al Re Leone, ma i suoi denti hanno il colore della sua pelle per troppa poca cura. Mi sorride sempre, a priori, in anticipo. Lo incontro una volta sul boulevard saint germain, trovarci al di fuori dei nostri metri di vicolo ci rende amici, abbiamo qualcosa in comune, il vicolo che si inerpica verso il Pantheon, non siamo normali passanti.
Gli chiedo cosa fa, della giornata e della vita, Guillame era insegnante in Martinica, ma un giorno, dice, ha “peté les plombs” ha dato fuori di matto, capita, dice ancora sorridendo. Certo che capita Guillame. Dice che sono gentile perché lo tratto come chiunque altro. Gli chiedo dove andrà in vacanza. Quest’anno non ci va, ma dice orgoglioso, risparmia perché l’anno prossimo andrà in Martinica. Ci tiene a precisare che “Vengo qui a prendere le medicine, ma la terapia la faccio fuori, privatamente”. Anni fa avrei considerato tanta confidenza fuori luogo ma ora ne sono contenta e onorata. So che chi non si nasconde guarisce. Che essere onesti è l’unico modo per non tormentarsi più per cio’ che non si è né si vuole essere. Mi fa ancora due domande e cio’ che gli rispondo all’ultima, gli stampa un sorriso diverso, lungo, sincero e soddisfatto.
Cosi’ mi immagino che tenga un diario e nel diario dica che nell’appartamento di fronte, quello dove pagano l’affitto per venti metri quadri (sono loro i pazzi, questi parigini adottivi!) c’è una giovane donna bella (eh si!) e sincera che inciampa sui tacchi. Lei mi crede quando le dico che andro’ in Martinica il prossimo anno. E cosi’ ci credo un po’ di più anch’io.
Mi faccio coraggio e le chiedo se vuole andare a prendere un caffé un giorno, dice un forse poco convinto che suona come un no, mannaggia, mi tratta davvero come uno “normale”. Oggi sono un parigino che abita in centro, che abborda le straniere e si fa dire puntualmente di no. Oggi sono uno come gli altri. Et ça fait du bien.
Le ho chiesto cosa facesse in giro un venerdi’ mattina. Non mi riguarda affatto ma lei mi risponde ugualmente. Alla sua risposta sorpreso sorrido, sinceramente. Sono contento che altri la pensino come me, che solo chi non si nasconde guarisce.
Ma cosa mi ha detto, non vi riguarda proprio.

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Una risposta a “Home 2: vicini di casa

  1. ma che bello!!!!!!!!!!! Gaia continua, non ti fermare mai……….levi la voglia di uscire per leggerti!!!!!

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