L’errore giusto

Di recente ho fatto un colloquio ed è andato bene. Non per un nuovo lavoro, ma per tornare a scuola. E dove si sbaglia meglio? (Almeno così si dice, io non ho sbagliato quasi mai e forse è anche questo il problema). Mi sono appassionata tanto alla scrittura di viaggio e gastronomica che mi domando: perché non farne il mio mestiere. No, non è una domanda, infatti. Ma non lo è neanche mai stata.

Ok, questa è una versione della storia un po’ falsa e semplificata. Attraverso i post di viaggio sempre più frequenti, le ricette, attraverso le lettere d’amore, ma anche i resoconti e i rapporti d’attività ed i comunicati mi dico che il mio mestiere sono le storie soltanto.
Questa volta ho controllato tutto, dalla scuola, agli studenti, al lavoro. So meglio cosa voglio. Niente teorie (i teorici della comunicazione non me ne vogliano). Un’esperienza lavorativa obbligatoria. Certificazione professionale. Perché voglio imparare a trasmettere, non a scrivere, quello che succede. Dicono che i giornali muoiono, è vero. Ma credo che non si legga/ascolti meno, solo diversamente. Le storie le prendiamo da un’altra parte e sempre più spesso oltre confine. Ed allora vorrei imparare a raccontare altrove. E a più persone. Per questo, l’italiano secondo me non basta.
Nella mia ricerca ho trovato indispensabili questi siti, che alleano usabilità e affidabilità:

  • Guardian (da quando lessi anni fa il libro sul giornalismo di David Randall, amo il Guardian) ottima anche la parte sula carriera, la consiglio a chiunque volesse cambiare lavoro.
  • The Times poco prima che la versione online diventasse a pagamento (vediamo come va, potrebbero aver fatto bene)
  • The Independent
  • What uni Opînioni sulle università direttamente dagli studenti. Esiste un sito cosi’ per le università italiane?

Cosi’, en passant, quello che è servito a me servirà anche a voi, non esitate a chiedere. Più mi scrivete e più io scrivo.
Ho chiesto consigli e pareri direttamente a sconosciuti di fiducia (nessuno è più affidabile di uno sconosciuto interpellato gentilmente) e ringrazio ex studenti, scrittori, giornalisti e amici che hanno risposto. Soprattutto per il il consiglio di scrivere subito, scrivere adesso, in italiano, in francese, in inglese, in cinese, in endecasillabi, in terzine dantesche. E vedrai che qualcuno ti pubblica ed un giorno ti paga.
Così è deciso, bisogna cambiare città, paese e progetti. Sperando che sia la volta buona, che sia un errore che valga la pena. Perché il problema non è tanto fare un errore, ma fare l’errore giusto.

Questo articolo è dedicato a quelli che si preoccupano per me, a torto o a ragione. Mi preoccupo anch’io, che credi. Ma chissà, forse si è un poco più felici a sbagliare con la propria testa.

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2 risposte a “L’errore giusto

  1. e allora sia, allora sbajamo….

    io sbajo da casa mia, vale lo stesso no?
    buona fortuna! (a noi).

    simo

  2. Vale dappertutto. Buona fortuna, a noi che tanto andremmo avanti anche senza di lei!

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