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Tutte le mie torte

Let’s take a break. Prendiamoci una pausa.

[Testo in italiano in fondo]

January 2016

Unannopersbagliare officially takes a break. Well, I, Gaia, take a break from updating this blog. As you might have noticed I haven’t been posting for some time (or maybe you didn’t as I was never so consistent! 😉 ) and I don’t know when and if I start again.

The thing is, I feel that keeping this blog pushed me in the right direction, the one that I am following now. I needed that push so much at that time: I was going through a depression (even if I didn’t know it yet), and I struggled and fought to get a job I was unhappy with in the end… I needed to start over, allowing myself to make mistakes, as wanting to always do the right thing didn’t lead me far. And certainly didn’t make me happy.
Therefore, in late 2009, I decided I’d find my fresh start in what I’ve always loved doing: writing and cooking. I had just met Orso who had to leave for another continent and therefore I had picked up writing again.

More than six years on I moved to three new countries, I went back to university, I became a journalist (among many other other things!) I married Orso, I threatened to divorce him, I discovered the African and the American continents, I (finally!) lived in China and ate countless slices of cake.
Long story short: apart from my love of cakes, everything else in my life has changed.

That's so exactly me, right now. Ecco, questa sono io, adesso.

That’s so exactly me, right now.
Ecco, questa sono io, adesso.

Now writing and talking is my job: you can follow my media, communication and training work on gaiamanco.net and from there you can discover all the pretty and super-serious things I am doing with digital media.

My cakes now feature on my Instagram account, which is a tribute to my friends and family and how they are present in my everyday life, even if from so far away. And there are a lot of pretty pictures of home and travels.

My travels are featured in my shiny new podcast Accidentally in Joburg. It’s one of the projects I’m most proud of, 100% handmade by me, you should listen to it and follow it. Follow it!

I also try and give an original view of the African continent with my Yebo! radio show. As you notice, they are both in Italian, as I am exploring working more in my mother-tongue.

Of course, I always bring Lucy along, as you can see in the photoblog Lucy travels (Lucy and Gaia) as soon as I get the time to download thousands of pictures from 4 continents and 11+ years of travel.
In my travels, I have even found some fellow feminist bloggers with whom I created the thought-provoking Le Donne Visibili.

Every single of these projects started in a way or another here on unannopersbagliare, and I thank you for reading and supporting me.

I’m sure we’re going to meet again for an honest chat and a piece of cake.
See you,

Gaia


 

Gennaio 2016

Unannopersbagliare si prende ufficialmente una pausa. O meglio, io, Gaia, mi prendo una pausa dall’aggiornare questo blog. Non pubblico un nuovo post da molto tempo (non che sia mai stata molto puntuale, è vero) e non so se e quando ricomincerò.
Il fatto è che mi sembra che questo blog -e voi che lo avete letto- mi abbia spinta nella direzione giusta. Quando ho cominciato avevo bisogno di quella spinta: stavo attraversando una depressione (anche se all’epoca non lo sapevo) e avevo trovato a fatica un lavoro e una vita che credevo di volere e invece… Insomma: avevo bisogno di ricominciare, sbagliando, perché credere di fare tutto giusto non mi aveva portata lontano. E di certo non mi aveva fatta felice. Mi serviva una nuova partenza, ed avevo deciso di trovarla nelle cose che mi sono sempre piaciute, comunque: scrivere e cucinare. Avevo appena incontrato Orso che era subito partito per un altro continente e per questo avevo ripreso a scrivere.

Da allora ho traslocato tre volte in tre Paesi diversi, sono tornata all’università, sono diventata giornalista (e non solo!), ho sposato Orso, l’ho minacciato di divorziare, ho scoperto l’Africa e l’America, ho vissuto in Cina e mangiato tantissime torte.
Per farla breve: è cambiato tutto nella mia vita, tranne l’amore per le torte.

That's so exactly me, right now. Ecco, questa sono io, adesso.

That’s so exactly me, right now.
Ecco, questa sono io, adesso.

Adesso scrivo e parlo per lavoro: su gaiamanco.net potete restare aggiornati sul mio lavoro nei media e comunicazione (in inglese, italiano, francese e tedesco, non ancora in cinese!) e scoprire tutte le cose serie e interessanti che faccio e che mi piacciono.

Le torte si trovano sul mio account Instagram , che è un omaggio alla presenza della mia famiglia e dei miei amici nella mia vita di tutti i giorni in altri continenti. E ci sono anche un sacco di foto carine di dove vivo e dove vado.

Dei miei viaggi ora parlo nel mio nuovissimo podcast Accidentally in Joburg. E’ un progetto di cui sono fierissima, ascoltatelo e seguitelo, è fatto a mano da me dalla prima all’ultima parola. Seguitelo!

Cerco anche di dare una visione alternativa del continente africano con la rubrica radiofonica Yebo! Entrambi i radio-progetti sono in italiano, anche questa è una nuova sperimentazione.

Porto sempre Lucy con me, ovviamente, come si vede nel photoblog Lucy travels (Lucy and Gaia), anzi come si vedrà quando avrò tempo di scaricare le migliaia di foto che le ho fatto in questi 11 anni insieme!
Ah, ho anche finalmente trovato delle amiche blogger e femministe, ed insieme abbiamo creato Le Donne Visibili.

In un modo o nell’altro, ognuno di questi progetti è nato su questo blog, quindi vi ringrazio per avermi letta e sostenuta.

Sono sicura che ci rivedremo per una confidenza ed una fetta di torta.
A presto,

Gaia

Quatre quarts di compleanno e Home Sweet Home/Sick Project (nuovo!)

“Ma quando pubblichi un’altra torta?” Mi chiede mia mamma. Così ho fatto una torta per il suo compleanno, anzi due. Un quatre quarts bretone, cioè una torta in cui c’è tanta farina quanto zucchero quanto burro quante uova, circa. L’ho fatta e mangiata, perché mamma ha compiuto gli anni a 8167 km da me.

Auguri mamma!

Ingredienti
250 gr di farina
250 gr di zucchero
4 uova
250 gr di zucchero
Lievito (circa 8gr, mezza bustina)
Decorazione: fragole, zucchero, acqua, colore alimentare (facoltativo)

Gli ingredienti per il quatre quarts di compleanno

Separare i tuorli dagli albumi, mettere gli albumi da parte in una grande ciotola e cominciare dai tuorli: mescolarli allo zucchero in una ciotola. Sciogliere il burro. Io lo sciolgo nella teglia in cui metterò la torta mentre il forno si scalda. Così quando tolgo il burro imburro la teglia. Appunto: scaldare il forno a 180°.
Aggiungere il burro morbido/fuso al composto e mescolare con costanza. Deve venire fuori una crema spumosa.

L'impasto per il quatre quarts
Aggiungere la farina e il lievito e mescolare ancora. Montare a neve ferma gli albumi e aggiungerli all’impasto senza smontarli troppo.
Versare il composto nella teglia imburrata e infarinata e cuocere in forno a 180° per circa 45 minuti. Io ci ho messo meno perché invece di una teglia ho preparato due cuori per mamma e una tigre per me e Orso. E poi lo sapete, ogni forno è diverso.

I cuori di compleanno pronti

Quando la torta è pronta, togliere dalla teglia e far raffreddare.
Sciogliere lo zucchero (50gr ad esempio) con un cucchiaio d’acqua calda. Se si usa lo zucchero a velo la glassa diventa opaca e uniforme, io non ce l’avevo, ho usato lo zucchero normale e mi è venuta una bella glassa brillante. Ho aggiunto qualche goccia di colorante alimentare rosso per dare una sfumatura rosa. Rivestire la torta di glassa con una spatola o un cucchiaio. Decorare con fragole e auguri.

I cuori decorati! I cuori decorati!

Orso ha messo il suo zampino nella decorazione!

Due cuori e una tigre
“Perché non hai fatto una torta normale?”
Quando ho fatto le valigie per traslocare avevo a disposizione circa 90 chili  di bagaglio per portare tutto. Quindi alcune teglie da forno sono state sacrificate, ma l’essenziale l’ho comunque portato. Dicesi essenziale: due teglie a forma di cuore ed una a forma di tigre.  E naturalmente uno sbuccia aglio fucsia e un grembiule che sembra un vestitino.

Ho traslocato tante volte, circa una all’anno dal 2005. Potrei dire che il tempo dei traslochi è dietro di me se non sapessi che mi aspettano un’altra trasferta intercontinentale ed un altro trasloco nei prossimi sei-sette mesi.
Avete presente quando le persone fanno finta di lamentarsi ma in realtà si vantano? Ecco, con me non correte questo rischio: io mi compiaccio proprio.
Comunque, viaggiare e traslocare ha cambiato il mio rapporto con le cose.
La vera misura del valore delle cose per me è diventata: la voglio così tanto che me la porterei su assieme a tutto il resto per quattro piani di scale? Pagherei l’affitto di una casa più grande solo per averla? Però questa valutazione la faccio a modo mio.

Il fatto è che sono una feticista. Non nel senso sessuale del termine, anche se farebbe aumentare le visite al blog ben più del glorioso giorno in cui ho pubblicato la ricetta della mia Sacher. In senso etnologico e cioè, c’è tutta una serie di oggetti che mi porto dietro comunque, perché per me rappresentano altro, qualcun altro. Non una divinità però, ma una persona. Lei che era con me, che me le ha regalate, che ne ha uno uguale, che mi viene in mente quando la guardo. O una città, che per me è praticamente una persona. Così io negli anni mi porto dietro sciarpe, sbuccia aglio, presine ma anche statuine di einstein, anelli, bambole giapponesi, salvadanai, cartoline, rossetti, libri, magneti, cornici, tazze che vale la pena trasportare per quattro piani di scale.

La sciarpa con i fiori è B., quelle multicolori M. Gli addobbi di Natale sono S., la scatola del cioccolato S. e E. e le teglie a cuore…
Mamma ovviamente è quasi tutto, ma soprattutto le scarpe con le zeppe, le borse e la bilancia.
Così ho cominciato a fotografarli per casa per farvi vedere che dovunque vada, voi venite con me. Li trovate qui:

homesweethomesick project

Instagram

Ho chiamato questo progetto di fotografia domestica “Homesweethome-sick” e sono molto fiera del gioco di parole.

E Lucy chi rappresenta? Lucy sono io che viaggio da sola, ma questo post è già abbastanza lungo così.

English version in progress, maybe. 

Gabon: se lo sapesse mia mamma + Torta di prugne rovesciata

Lambarené, Gabon, agosto 2013

Il fiume Ogooué in Lambarené, Gabon

Il fiume Ogooué in Lambarené, Gabon. Foto: GManco

Questo post si potrebbe chiamare «se lo sapesse mia mamma». Se lo sapesse mia mamma che cammino da sola, la sera sul ponte sul fiume Ogooué, nel centro del Gabon. Nel sacchetto di plastica un pesce grigliato comprato al mercato notturno di Isaac. Pesce grigliato, banane fritte e una salsa piccantissima e cipolle fresche come contorno.
Ci sono arrivata dicendo al tassista, in un taxi condiviso, di portarmi alla «station», che poi non è altro che una stazione di servizio.
Se lo sapesse mia mamma, che appena arrivata sono uscita non sapendo bene dove andare, ho trovato degli impiegati della società dell’acqua che mi hanno accompagnato al mercato più vicino.

Fish market in Lambarené

Il mercato del pesce di Lambarené. Foto: GManco

Perché ho letto che qui le persone sono gentili, perché mi hanno detto che qui le persone sono gentili, perché talvolta le persone sono gentili se pensi che lo siano. Lo so perché mi piace, questo posto grande sull’equatore dove sono sola e c’è il rumore forte degli insetti notturni. Perché sono libera, perché nessuno conosce il mio nome ma sono disposti a darmi un passaggio, a darmi un consiglio. Perché sono sola e riesco a stare in silenzio. Anche la mia testa tace.
Se lo sapesse mia mamma, che mi sono data un lavoro da fare all’equatore, non so ancora se riuscirò a venderlo, però mi sembra bello, mi sembra importante, mi sembra che qui le persone abbiano cose da dire, solo che nessuno gliele chiede, si va sempre ad interpellare gli stessi.
Se lo sapesse mia mamma, e adesso lo sa, credo che sarebbe orgogliosa.

La torta non ha niente a che fare con l’equatore. La ricetta me l’ha chiesta, che ve lo dico a fare, mia mamma

Torta rovesciata alle prugne

Torta rovesciata alle prugne: pronta!

Ingredienti
Pasta:
150 gr burro
150gr zucchero
3 uova
1-2 cucchiai di latte
40 gr mandorle tritate
mezzo baccello di vaniglia
150gr farina
lievito per dolci – sale

Copertura:
100gr burro
150gr zucchero di canna (il mio veniva direttamente dal Madagascar)
600gr di prugne viola

Torta rovesciata alle prugne: ingredientiIniziare dalla copertura (che è un po’ come il modo di dire: “begin with the end in mind” “Comincia pensando a come finire”, un consiglio da prendere in considerazione quando si dipinge una parete o sale su un albero, ad esempio).
Lavare, snocciolare e tagliare a fette le prugne.
Sciogliere il burro in una padella aggiungere lo zucchero ed ottenere una crema un po’ spumosa. Mescolare in continuazione affiché i due ingredienti non si separino. Versare questo caramello nella teglia da torta imburrata e disporci sopra le fettine di prugne. Disposte a cerchi concentrici sono più carine.  Mettere la teglia da parte e riscaldare il forno a 180°.

Torta rovesciata alle prugne
Passiamo alla base (pasta): sbattere burro e zucchero. Sbattere le uova con il latte ed aggiungerle poco alla volta al composto di burro e zucchero. Aggiungere le mandorle, il lievito, l’interno del baccello di vaniglia ed un pizzico di sale. Mescolare bene ed aggiungere la farina. Quando il composto è ben amalgamato versarlo sulle prugne che attendono sul fondo della teglia.
Cuocere per 45′, fino a che la torta supera la prova dello stecchino.

Fetta di torta rovesciata alle prugneUna volta pronta, lasciare raffreddare qualche minuto, staccare la torta dai bordi con un coltello e rovesciare la torta. Come si rovescia una torta? Si prende un piatto più grande della teglia e lo si mette a mo’ di coperchio sulla torta. Si solleva la torta tenendo una mano sul fondo ed una sul piatto-coperchio. Hop! Si capovolge con un gesto veloce e deciso!

S. Valentine’s purple crumble

Come scrivo ogni volta che pubblico un post tematico: i post tematici attirano un sacco di traffico, fatevene una ragione.

Crumble viola di S. Valentino: pronto!

Essendo una persona che passerebbe la vita a mangiare torte come se fosse sempre un’occasione speciale, a fare e ricevere i regali tutti i giorni come fosse Natale, ed a guardarsi romanticamente negli occhi e tenersi per mano* con l’amato marito Orso ogni sera come sarebbe prescritto dalla ricorrenza di oggi, il concetto di occasione speciale in sè mi tocca così così.

Però domenica ho fatto una torta che è venuta fuori colorata ed ho deciso di usare gli stampi a forma di cuore che mi hanno regalato M&A. Semplice, buonissima e bella, farà fare una gran figura con l’amato/a.

Ho scritto il titolo in inglese così mi vergogno meno di aver scritto un post di San Valentino.

Crumble violetto di San Valentino

Ingredienti per il crumble viola di S. Valentino

Ingredienti
120g burro
120g farina
140g zucchero
3 mele
200 g mirtilli
cannella
fiori di lavanda (se vuoi)

Preparazione del crumble viola di S. ValentinoAmmorbidire il burro a temperatura ambiente. Sbucciare le mele e tagliarle a cubetti. Saltare in padella i cubi di mela e i mirtilli con un poco di burro e due cucchiai di zucchero. Adesso succede una cosa buffa: le mele si colorano di un bel viola. Saltare la frutta per soli 5 min e aggiungere una piccola manciata di fiori di lavanda. Attenzione: mangiare la lavanda non piace a tutti, a molti sembra di mangiare sapone. In quel caso non metteteli, facile, no?

Preparazione del crumble viola di S. Valentino

Disporre le mele e mirtilli in una teglia, magari a forma di cuore. Mescolare con le mani il burro, lo zucchero rimasto, la farina e mezzo cucchiaino di cannella. Non scaldare troppo l’impasto con le mani: devono formarsi dei bricioloni. Se l’impasto fosse troppo molle, lasciarlo dieci minuti in frigo.

Preparazione del crumble viola di S. ValentinoRicoprire la frutta con il briciolame (delizioso, provate ad assaggiarlo). Infornare a 190° per 18 minuti.
Servire tiepido con della panna montata, magari nel pomeriggio con un tè. Che poi  un invito per il tè è molto più raffinato della solita cena.

Crumble viola di San Valentino

*per chi non riconosce la mia idea di romanticismo nel “guardarsi negli occhi e tenersi per mano”: la mia più assidua lettrice è mia mamma. Ci siamo capiti.

Pavlova di capodanno

Tagliamo corto. Siete venuti per la torta.
Per avere un’idea per la cena di Capodanno che non sia il solito pandoro/panettone condito con la crema al mascarpone. Ho visto questa torta sulla copertina di una rivista (la Cucina Italiana) mentre ero in Italia, mi è sembrata subito buonissima ma con una forma poco pratica, così ho deciso di rifarla a modo mio: più semplice e più facile da tagliare in piccole fette.
E poi è sempre una torta Pavlova…
Non vi devo rispiegare la storia della Pavlova, vero?
Pavlova al cacao e frutti di bosco

Ingredienti: 
4 albumi medi
200 gr zucchero (per fare una buona meringa di solito uso 50-60 gr. di zucchero per tuorlo)
250 ml panna da montare
150 gr cioccolato fondente (quello chiamato “per copertura” va benissimo)
10 gr burro
20 gr cacao
Un melograno: serviranno circa la metà dei chicchi di un melograno grosso, quelli che vi restano possono essere aggiunti all’insalata
100 gr mirtilli blu, perché sono buonissimi con panna e meringa

Siccome la meringa impiega almeno un’ora e mezza a cuocere, io l’ho fatta la sera prima di servire la torta, quindi potresti prepararla stasera mentre perfezioni la lista della spesa per il menu di domani.

Albumi montati a neve fermissima

Montare gli albumi con un pizzico di sale. Quando sono ben montati aggiungere poco a poco lo zucchero. Bisogna avere pazienza, non si deve abbandonare fino a che gli albumi sono così sodi che si può girare la ciotola a testa in giù e loro rimangono attaccati al fondo (girare in fretta la ciotola, mi raccomando!). Aggiungere il cacao setacciandolo con un colino per evitare i grumi e ammirare la meringa che si colora.

Adesso la parte divertente: con un spatola disporre la meringa sulla carta da forno. Rovesciarla in un punto e poi espanderla fino a formare una torta di circa 20 cm di diametro con un avvallamento in mezzo. Come una quasi ciambella. Insomma, così:

Meringa al cacao

Cuocere nel forno un po’ aperto a 120° per un tempo che, davvero, dipende dal vostro forno. Diciamo dall’ora alle tre ore, non scherzo! Tenere il forno un po’ aperto -poco, ad esempio mettendo il manico di un cucchiaio di legno a impedire la chiusura- permette alla meringa di seccarsi senza bruciarsi. La meringa deve seccarsi completamente sopra, ma restare appiccicaticcia sotto.

Una volta cotta e raffreddata la meringa, preparare il ripieno al cioccolato per riempire l’avvallamento centrale della meringa.

Sciogliere il cioccolato con il burro versandoci sopra 100 ml di panna, mescolare fino a che i tre ingredienti non formeranno una crema lucida (ganache) e deliziosa.

Meringa, ganache, panna e frutti natalizi

Riempire il centro della torta con questa crema al cioccolato, sempre con la spatola, lasciando uno strato spesso dappertutto.
Lasciare raffreddare la torta e nel frattempo  montare la panna restante con un pizzico di vaniglia. Ricoprire la torta con un generoso strato di panna e spargere casualmente chicchi di melograno e mirtilli sulla torta e sul piatto.

Pavlova delle feste pronta

Astuzia: la meringa si incollerà alla carta da forno, se provate a staccarla romperete la torta. E’ più facile staccare le fette di torta già tagliate. Quindi meglio tagliare la carta in eccesso per “nascondere” la carta da forno al momento di servire.

Avendo usato panna senza lattosio e neanche un grammo di farina, questa torta è adatta a chi soffre di intolleranza al glutine (celiachia) ed al lattosio (cioè io).

On turning 30

My cashew nuts birthday cake

I had 2 classroom parties where I brought homemade biscuits. I organised a Saturday afternoon birthday party where my friends had to dress up in fancy costumes. I got a ticket to the zoo and accessories for my bike.

They say 40 is the new 20. I don’t know about that, but the way I see it 30 is  definitely the new 10.

Pasqualina va in Germania

Pasqua tedesca a Lipsia. Oggi ho fatto la mia prima caccia alle uova (in casa, vedi nota meteorologica sotto), ho dipinto le uova ed ho decorato il primo albero  -beh, una pianta d’appartamento- di uova. Decorare l’albero di uova non so se sia un’usanza tedesca o se i locali -cioè Orso- si siano fatti beffe della mia voglia di integrazione. Le uova che abbiamo usato per la caccia erano quelle di cioccolato portate dall’Italia, e le uova che abbiamo dipinto le abbiamo poi usate nella torta Pasqualina. Come dire, il meglio dei due mondi. Ma siccome in Germania ho anche ricevuto dei regali, la Pasqua tedesca vince.

Tre delle uova dipinte sono stata prima svuotate facendo due buchi alle estremità e soffiando fuori il contenuto: le abbiamo usate per l’omelette alla Orso a colazione. Tre le abbiamo bollite, dipinte e poi usate -sgusciate- nella torta. Abbiamo usato colori alimentari, eh!

Torta Pasqualina

Torta salata di Pasqua con spinaci e uova

Questa torta tradizionale si presta benissimo al picnic del lunedì di Pasqua. Che qui si traduce in picnic sul tappeto del soggiorno, visto che ieri ha nevicato (nota meteorologica).

Ingredienti

380 gr di spinaci surgelati, ché oggi tutti i fruttivendoli sono chiusi
un rotolo di pasta sfoglia pronta, perché nella vita bisogna saper chiedere aiuto
400 gr di ricotta, a trovarla vivendo in un mondo in cui i formaggi hanno una sola forma: quadrata
2-3 cucchiai di parmigiano grattugiato

un grosso spicchio d’aglio, o due piccoli
25 gr di burro
sale, pepe, noce moscata
tre uova sode
un uovo crudo

Gli spinaci sono le uniche verdure che entrano a casa mia surgelate e la pasta sfoglia è l’unica base che compro già fatta: mi sto giustificando un po’ troppo? Excusatio non petita… sono pigra, ma ho fatto le scuole grosse.
Scongelare gli spinaci, magari in anticipo (la regola vorrebbe: il congelamento più veloce possibile, lo scongelamento più lento possibile).
Soffriggere l’aglio tagliato a pezzi grossi nel burro e poi insaporire gli spinaci saltandoli nel burro per 8 minuti -se già ben scongelati, se no un po’ di più-.
“Quanto?”
Non lo so. Dipende dagli spinaci, dalla padella, dai fuochi, da te, non posso fare tutto io.
Ricordati di salare e pepare gli spinaci a tuo gusto e di eliminare l’aglio a cottura finita.

Mentre si fanno raffreddare gli spinaci stendere la pasta sfoglia nella teglia (quella da 22 cm di diametro è la mia preferita) imburrata o ricoperta di carta da forno. Di solito la carta da forno è inclusa nella confezione di pasta sfoglia. Ricavare dalla pasta anche dei bordi alti circa tre dita, o forse due, io ho le mani molto piccole. Tenere da parte la pasta rimasta per coprire e decorare la torta.

Mescolare la ricotta agli spinaci, aggiungere la noce moscata, ed altro sale e pepe se serve. Siate generosi. Aggiungere l’albume dell’uovo crudo all’impasto. Non è indispensabile, ma aiuta a legare il ripieno e più avanti nella ricetta avremo bisogno del tuorlo. L’idea di aggiungere l’albume mi è venuta perché non mi va di buttarlo ed oggi non ho voglia di fare meringhe: ho ancora una crostata al cioccolato e fave tonka da smaltire e stasera devo preparare il ragù per le lasagne che ho portato dall’Italia. Una pensa di avere un hobby, e senza accorgersene è già una schiavitù.

Aggiungere anche il parmigiano al ripieno. E’ la prima volta che aggiungo il parmigiano nella mia torta di Pasqua, e solo grazie ad Orso. I formaggi mi ripugna anche solo toccarli ma il ripieno viene più saporito col parmigiano (ed anche le lasagne). Così Orso, che pure odia anche lui i formaggi, lo ha grattugiato per me. Insomma, il romanticismo applicato alla vita quotidiana ovvero il matrimonio in tutta la sua utilità.

Dopo aver ben mescolato ed insaporito l’impasto versarlo sulla pasta sfoglia. Dopo averlo steso sulla pasta ricavare sei “buchi” nel ripieno ad uguale distanza gli uni dagli altri.

Sgusciare le uova sode (per un uovo sodo ci vogliono otto minuti di cottura dal bollore dell’acqua) e tagliarle a metà per il lungo (come si tagliano di solito, per capirci). Io le ho bollite prima di preparare la torta e poi le abbiamo dipinte: erano così belle che le ho sgusciate a malincuore. Ma fra gli occhi e la pancia, la pancia vince sempre. Posare ciascuna metà-uovo in ognuno dei buchi, e ricoprire col ripieno. Le uova devono nascondersi nel ripieno.

Coprire la torta con i ritagli di pasta rimasti e spennellare con il tuorlo d’uovo. Infornare a 190° per 35 minuti, poi abbassare la temperatura a 180° e continuare a cuocere per altri 7 minuti. Servire tiepida o fredda, quando la si taglia le uova nascoste provocheranno l’effetto “oohh!” dei commensali: il tedesco non gestisce bene lo stupore e la sorpresa, io vi ho avvertiti.