L’altra donna

Quest’estate sono stata ad una “super” conferenza di super italiani. Non guardatemi così, si sono autodefiniti tali. Molti presunti, alcuni effettivamente super, cioè persone normali che fanno cose straordinarie.
Detta più semplicemente era una evoluzione della convention politica dove però il politico ha avuto l’intelligenza di capire che è molto più utile per tutti invitare coloro che hanno qualcosa da dire anche se non sono d’accordo con lui (si capisce che mi metto in questa categoria?)

Devo dire che sono contenta di aver partecipato a questo progetto e penso che tornerò in futuro, se me lo chiedono.
Perché in questo evento a metà fra la conferenza all’americana e la festa dell’Unità (o dell’Amicizia, fate voi) c’erano davvero persone interessanti. Però c’erano poche donne.

Quelle che c’erano erano in media affermate professioniste o sulla buona strada (eccomi di nuovo). Imprenditrici, politiche, scrittrici, giornaliste, scienziate, dirigenti.

La maggior parte erano molto belle (si vede che mi ci metto anch’io?) Però, sarà il mio sguardo che viene dall’estero, sarà che qui la donna di potere è Angela, con la gh. Sarà. La maggior parte di queste professioniste italiane mi ha messo infinita tristezza.

Perché oltre alle lauree sbandieravano minigonne, messe in piega, boccoli, scollature, lifting, fondotinta, seni pneumatici, e sempre più di uno alla volta.
Mi direte, proprio tu che hai comprato l’ultimo paio di pantaloni nel 2006 (e solo perché erano di Armani, ci tengo a precisarlo) e hai usato tanti tacchi che quando cammini scalza ti sembra che i talloni entrino nel pavimento?

Sì, proprio io. Perché ritengo che ci sia un limite, talvolta difficile da vedere, soprattutto per chi ci cammina sopra, fra femminilità, bellezza e l’essere sessualmente aggressive.

Certo che puoi vestirti come vuoi. Ma se sei la responsabile delle risorse umane di una multinazionale ed i tuoi boccoli castani con meches arrivano a lambire l’orlo della minigonna c’è qualcosa che non va. Se hai un corpetto “effetto burlesque” per uscire con le amiche va benissimo, ma se te lo metti per una riunione di lavoro, c’è qualcosa che non va.

Siamo quello che facciamo vedere. E mi dispiace ma le donne italiane fanno vedere le cose sbagliate e così facendo propongono modelli sbagliati. Quando è nata l’altra donna? Questa donna che nasconde la laurea dietro agli stiletto? Perché questa donna è italiana?

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6 risposte a “L’altra donna

  1. Lo sai che un po’ mi stupisce un post del genere da parte tua?
    Il problema e’ chi decide dove sta il limite?
    Ad esempio per me mettersi i tacchi al lavoro e’ sempre oltre il limite: ti limitano negli spostamenti e causano una cattiva postura con conseguenti problemi fisici e perdita di produttivita’. Ma immagino che tu non sia di questa idea.

    E comunque questo post verra’ usato contro di te la prossima volta che mi criticherai solo perche’ indosso un capo di abbigliamento che posseggo da piu’ di 10 anni.

  2. interessante , grazie ; da rileggere !

  3. Siamo quello che facciamo vedere ?!

  4. Reblogged this on Le Donne Visibili and commented:

    Un poco a corto di tempo, vi propongo un articolo che ho scritto un anno fa sul mio blog personale. Chi stabilisce i confini del nostro apparire? Siamo quello che mostriamo? Non ho una risposta, ma non smetto di cercarla.

  5. l’ostentazione della femminilità, un’arma per competere con gli uomini? concordo, siamo quello che mostriamo.
    bentornata
    Sally

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