L’uomo che canta

Nel Clara-Zetkin-Park c’è un uomo che canta.

Quasi con qualsiasi tempo, di preferenza quando fa buio, lo trovi lì sempre alla stessa curva vicino allo stagno, con il suo amplificatore. Canta male non capisco bene cosa: canzoni tedesche, americane?
Torno a casa la sera in bicicletta e non c’è nessuno nel parco, solo la luce della torcia con la quale lui legge i testi delle canzoni.
Non sempre chiede soldi ma li accetta.
Quando nevica ed io tengo la testa bassa per non farmi entrare la neve negli occhi, lui canta.
Qualcosa nella sua testa gli dice di uscire e di cantare.
È un pazzo, dicono i passanti.

Mi immagino che neanche lui lo sappia più il perché. Se crede che il mondo finisca il giorno in cui lui non uscirà a cantare, oppure se lo fa per senso del dovere, perché il tempo è brutto, fa buio presto, le vacanze sono finite e serve qualcuno che canti per tirare su il morale.
Forse lo fa perché così ha qualcosa da fare ogni giorno, la sua testa si è inventata un dovere, un lavoro, ché senza lavoro non sei niente.
È un pazzo perché qualcosa gli dice di uscire ogni giorno, alla stessa ora.
È pazzo, dice chi si proclama sano. E passa davanti al cantante del parco, ogni giorno, alla stessa ora, con qualsiasi tempo.

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