Il prologo

Questa volta ho fatto le cose con ordine.

Ho scelto la lingua: italiano.

Il tema: gli errori.

Il tema spiegato:  cosa faremo da grandi? Ma non siamo già “grandi”?

Già un anno fa, in realtà, avevo scritto il prologo di questa storia.  L’ho fatto lievitare un anno.

Dunque: Settembre 2008

Fra due mesi avrò 26 anni. Sono perduta fra quello che vorrei e potrei fare, fra tutte le strade. Fra Parigi e la Cina, fra la scuola e il lavoro, fra i libri e la cucina. Non mi lamento, ma mi preoccupo tantissimo (e un po’ mi lamento pure, via). Senza girarci troppo intorno: non so cosa voglio fare e le opportunità di provare sono poche. A dirlo sembra quasi semplice. E non lo so da un po’ in più. Ma se ci penso non è stato sempre così. E ci ho pensato e ripensato per mesi. Almeno all’inizio avevo le idee chiare. All’età in cui si pensa alle ballerine (già consapevole dell’assenza di senso del ritmo?) io volevo fare la cuoca. Un’idea sola e concreta: dunque avevo cominciato bene. Ho imparato a scrivere e volevo essere poeta. Per fare il poeta, cambiare il mondo e vivere a Parigi ho pensato che l’Unesco mi andava bene. Ho studiato quello che mi piaceva, anche se in realtà mi piaceva tutto, la storia, la politica, le lingue. E scrivere. Quello e i dolci al cioccolato. E ho fatto tutto bene. Due anni fa, col mio cartellino con Unesco scritto sopra, pensavo di avere intrapreso una liscissima strada per cambiare il mondo in tutta comodità. E anche a stage finito (un anno e mezzo dopo!) la mia vita fatta di case piccolissime, passeggiate e pasticcini mi piaceva lo stesso. Ma era vissuta con angoscia crescente perché a forza di guardarmi intorno sono arrivata al punto di non sapere più in che direzione partire. E sono rimasta ferma. Perché voglio ancora fare tutto. Da un po’però provo con forza ma le opportunità tardano a presentarsi, l’entusiasmo si scambia con la fiducia. Perché è un’età indecisa? Almeno i compagni di strada non mancano.
Ma per fortuna adesso sono proprio stanca di stare ferma ad aspettare di aver capito. Stanca soprattutto di avere paura e di non avere fiducia e di sentirmi una delusione perché mi sono promessa un sacco di cose e non ne ho finita una. Così ho voglia di provare. Non so se diventerò un portavoce gourmet. Per la mancanza di opportunità non posso fare molto io. Ma scrivo e cucino tutti i giorni e cerco di fare il possibile e mi ri-iscrivo a scuola di cinese. E mando un curriculum al giorno. E se Parigi vuole posso anche restare, ma che si sbrighi, perché fra poco avrò 26 anni.
Quindi alla domanda cosa vuoi fare? Essere meno indecisa. La mia prima azione per cambiare il mondo è non essere più indecisa. Esserlo meno.”

Poco dopo un lavoro è arrivato, sempre lì, dove volevo fare il poeta: il contratto termina il 30 Settembre, non rinnovato. Di nuovo sulla casella del “via”
Fra due mesi avrò 27 anni. Mi lamento un po’ meno.
E siccome alla fine dal corso di cinese sono arrivata al diploma, oggi mi sono iscritta al perfezionamento.

Ma talvolta lascio cucinare qualcun altro.

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