Tenendo il conto

Ieri ho sbagliato fermata d’autobus.  Lo so, non è un granché come errore, dev’essere stato uno di quei  giorni che fanno volume.  Sono scesa prima, ad una fermata che conoscevo: già in ritardo non volevo rischiare di aumentarlo e invece, quando ero ancora all’incrocio prima del laboratorio (cavia o ricercatore?) ho visto l’autobus fermarsi proprio davanti.  Pioveva.

Ma sbagliare perché non ho voglia di rischiare è un errore che facevo già l’anno scorso.

Il fatto è che riprendere gli studi o cercare meglio lavoro, cambiare casa e magari città e soprattutto Paese non è proprio come scegliere fra auguste comte e val de grace.  Ho sbagliato fermata, lavoro, città?

Ah, cavia.

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